
Sveglia tutti i giorni alle sei del mattino per vedere l’alba sul Monte Bianco, per poi chinarci giù tra i rovi del Rodano. Siamo in Francia, c’è chi questa esperienza l’ha già provata, ma per altri ragazzi, come me, è un’inaspettata fatica: la vendage (la vendemmia). Il sorgere del sole ci indicava che la nostra giornata di lavoro tra le vigne stava per avere inizio. Sono venuta a conoscenza di questa iniziativa che coinvolge ragazzi di tutto il mondo tramite un passaparola. Mi spiegarono che, per chi partecipava e contribuiva al lavoro tra le vigne, vi era la possibilità di poter ricevere una disoccupazione come “rimpatriata” al mio rientro in Italia. Senza rendermene conto, cecamente, mi sono buttata in questa avventura.
Non è stato semplice lavorare per due giorni sotto piogge torrenziali, tornare in quella che più che una “casa” aveva sembianze di un dormitorio improvvisato o non avere la certezza di trovare l’acqua calda. Mi sono resa conto che si sottovalutano molte cose quando si ha tutto. Ad una settimana dal mio rientro fatico ancora a piegarmi sulle ginocchia, eppure non credo di aver fatto una pazzia, una cosa folle e sconsiderata: sono ritornata da dove forse un tempo eravamo tutti, da dove parte tutta la civiltà, il lavoro agricolo. Ma per capirlo ho dovuto prendere un aereo ed un autobus, andare in una città lontana dalla mia, perché? Semplice, in Italia questo tipo di mestiere in gran parte dei casi ti fa sentire svalutato e senza dignità.
In Francia io una dignità l’ho sentita con la vendage: continuavo ad essere Martina, ragazza con il suo background che si incontrava con Benjamin, padre di famiglia che non è mai uscito fuori da Belleville Sur Saone; con Marek, ragazzo polacco che viveva di lavori stagionali come questo per poter viaggiare in giro per il mondo; con Ilonah che approfittava di questa esperienza mentre cercava disperatamente una casa con coinquilini dove studiare a Parigi. Ero con persone come me. Ci siamo riappropriati di un tempo e uno spazio che non conoscevamo, abbiamo conosciuto la resistenza fisica e psicologica che può portarti a lavorare anche in condizioni metereologiche avverse, l’adattamento a situazioni non sempre gradevoli in contrasto al comfort a cui siamo abituati nelle nostre case.
I giovani non hanno voglia di lavorare, vero. I giovani non hanno voglia di lavorare se sanno di meritare di più. A indebolire ancora di più questo comune stereotipo si inseriscono i dati sull’emigrazione giovanile dall’Italia verso altri paesi. Una conseguenza dei problemi strutturali che affliggono la cultura economica e sociale italiana, che si riflette nella scarsa disponibilità di opportunità e retribuzioni adeguate. L’Italia è l’unico paese europeo in cui i salari sono diminuiti rispetto al 1990 e in cui è stata particolarmente evidente la stagnazione dei salari.
Nel nostro paese vengono multate per decine di migliaia di euro diverse aziende e cooperative che forniscono personale per la vendage. La maggior parte di queste impiegano delle persone senza far firmare loro un contratto. Il problema in Italia però non è soltanto quello del lavoro irregolare. Chi è assunto regolarmente con il contratto nazionale dovrebbe lavorare 39 ore alla settimana per un minimo di 1.266,90 euro lordi al mese, con un massimo di tre ore al giorno di straordinari, retribuiti come tali. Nonostante ci siano aziende che assumono regolarmente, le condizioni del lavoro stagionale agricolo sono spesso problematiche.
Nella filiera del vino, così come in altre, gli orari sono più vicini alle dieci ore al giorno e in molte aziende non viene rispettato il giorno di riposo e non ci sono quasi pause. Coldiretti stima che una persona su sei che lavora in questo settore sia straniera, ma questo calcolo non tiene conto di chi lavora senza contratto e non sembra aderire alla realtà descritta da molti proprietari di aziende agricole di piccola e media grandezza, che ogni anno ripetono che le persone italiane, specialmente i giovani, che un tempo partecipavano alla vendemmia, ora non lo vogliono più fare. La situazione sembra essere diversa in Francia, dove comunque il mercato del vino sta attraversando un momento di crisi.
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