
Il Black Friday ha scatenato scioperi e proteste in oltre 30 Paesi in tutto il mondo, mettendo Amazon, il colosso dell’e-commerce fondato da Jeff Bezos, al centro di una nuova sfida da parte dei suoi dipendenti. In occasione di questa giornata cruciale per gli affari di Amazon, si è verificata una mobilitazione globale denominata ‘Make Amazon Pay’, un richiamo al debito che la multinazionale ha nei confronti dei propri lavoratori, della società e del pianeta.
In Italia, lo sciopero ha interessato il sito di Castel San Giovanni nel Piacentino, il primo hub aperto da Amazon nel Paese, impiegando stabilmente 1700 operai. Anche i dipendenti di Amazon Fresh a Milano, responsabili delle consegne di alimentari, si sono uniti allo sciopero. Giampaolo Meloni della Filcams Cgil ha sottolineato l’importanza di difendere i diritti dei lavoratori in Amazon, definendo lo sciopero del Black Friday come un messaggio di unità oltre i confini nazionali nella lotta per condizioni di lavoro e salari equi.
La partecipazione allo sciopero nell’hub di Piacenza è stata descritta come “molto alta” da Roberto Brambilla della Filcams Cgil. Le ragioni della protesta includono l’aumento della retribuzione ritenuto inaccettabile rispetto agli eccezionali risultati economici di Amazon, la mancanza di welfare, l’insufficiente aumento del buono pasto e la scarsa attenzione alla salute e sicurezza dei lavoratori, oltre al ricorso continuo a contestazioni disciplinari ingiustificate.
Il sindacato GMB ha segnalato che le proteste hanno coinvolto oltre mille lavoratori presso il magazzino di Amazon a Coventry, nel Regno Unito, ma scioperi simili sono in corso anche in Germania, il secondo mercato più importante per Amazon nel 2022.
In particolare, i dipendenti di cinque centri di smistamento tedeschi in Bad Hersfeld, Dortmund, Koblenz, Lipsia e Rheinberg hanno avviato uno sciopero di 24 ore per ottenere un accordo salariale collettivo.
In Francia l’attenzione si è concentrata sui locker – i punti di ritiro Amazon – con attivisti di Attac che hanno organizzato proteste bloccando gli addetti alle consegne e i clienti.
Mentre nel Regno Unito, le tensioni sul rinnovo del contratto erano già evidenti, con scioperi indetti il 7, 8 e 9 novembre. L’organizzatrice di GMB, Amanda Gearing, ha dichiarato che “Amazon ha perso quasi trenta giorni per gli scioperi nel Paese solo quest’anno”, annunciando il “più grande giorno di sciopero” nella storia trentennale di Amazon. Christy Hoffman, segretario generale di Uni Global Union, ha sottolineato l’importanza di questa azione per ottenere salari più elevati, una riduzione dell’orario di lavoro e una maggiore voce per i lavoratori.
Di Ciro Giso
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