
Al riposo dai cocenti dardi che pungono e infuocano le restanti giornate di Luglio, una tenera brezza soffia timida e raffredda l’anime bollenti di chi ancor vive solo per la musica. Come un’oasi che offre frigerio, al riparo dai roventi asfalti che pavimentano la città, l’Arena Flegrea ha allietato il suo pubblico con un doppio concerto: Venerus ed i Baustelle si sono esibiti sul celebre palco sito all’interno della Mostra d’Oltremare di Fuorigrotta in occasione del “Noisy Naples Festival“.
Ad aprire la serata ci pensa Andrea Venerus, noto semplicemente come “Venerus“, cantautore e polistrumentista milanese. Tutto il pubblico accorso all’Arena Flegrea si trova allora catapultato in una nuova dimensione dal carattere fiabesco. È predominante sul palco il tema blu notte, immersivo e profondo che fortemente richiama l’ultimo lavoro dell’artista “Il Segreto“.

La performance si apre con la prima traccia dell’album “Istruzioni” che subito traccia, attraverso il suo carattere intimo e bisbigliato, il filone di tutta l’esibizione. È una vera e propria sensory experience, quella offerta dall’artista originario del quartiere San Siro, che trasporta il pubblico nel suo profondo oceano caratterizzato da una certosina cura alle sonorità. Ad accompagnare Venerus vi è poi una eccezionale band che l’artista, amorevolmente, preferisce definire “amici” anziché “colleghi” seguendo a presentarli uno ad uno: Danny Bronzini alla chitarra, Andrea Colicchia al basso, Elia Pastori alla batteria e Danilo Mazzone all’organo e tastiere.
Dopo l’esibizione di Venerus la serata entra nel vivo e tocca ai Baustelle, storico gruppo “IndieRock” composto da Francesco Bianconi, Rachele Bastreghi e Claudio Brasini. Lo scenario è, però, totalmente cambiato rispetto alla precedente esibizione: il fiabesco mondo cantato dalla tenera voce di Venerus deve far spazio ad un deciso tuffo nel passato.

La scenografia dei Baustelle richiama in pieno lo stile anni ’60 e pare quasi poter masticare la musica e l’aria di “The King”, sua maestà Elvis Presley. Il tema predominante è adesso il rosso e, ad ogni nota, gli spalti paion tremare per il completo trasporto dei fan accorsi a vedere lo storico gruppo italiano. La voce di Francesco Bianconi si fa cantastorie di terribili storie di quotidiana vitalità che spesso abbracciano difficili tematiche come l’amore e la solitudine della società moderna senza mai cadere nella morsa mediatica della retorica ma, anzi, raccontando la vita attraverso un riconoscibile velo di oggettività e disillusione.
Nonostante un generale decadimento della condizione umana, la musica non si ferma mai e continua a far ballare il pubblico al suono dell’eccellente chitarra di Claudio Brasini e di tutta la band; anche Rachele, alle tastiere, continua a ballare in stile “the pelvis”, richiamando le celebri movenze rese immortali da Elvis. Con “Charlie fa Surf“, che manda letteralmente il pubblico in visibilio, termina l’esibizione dei Baustelle che dimostrano ancora una volta come sia possibile, dopo 27 anni (sono infatti nati nel 1996), tenere alta l’asticella della qualità senza mai vendersi a ben più proficue esigenze di mercato.
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