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Verde Uzbekistan - Le bellezze di Samarcanda

Redazione Informare
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26 aprile 20215 min di lettura

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Verde Uzbekistan - Le bellezze di Samarcanda

Finirà, perché finirà!, questa dannata pandemia e poi ricominceremo a viaggiare, andare alla ricerca di nuovi aromi, nuovi colori in porti sconosciuti prima o forse già noti: non importa, purché siano belli, bellissimi e che facciano volare la fantasia.

In questo momento possiamo solo sognare e, dunque, niente di meglio dell’immensa piazza di Samarcanda dove l’azzurro delle maioliche va dritto fino al cielo… o forse è il cielo che scende verso le moschee, i minareti per portarci verso l’alto, l’altrove lontano dai grigiori del quotidiano.

Certo, Samarcanda non è solo storia (immensa!), perché la storia qui riesce a farsi vita attraverso tessuti, stoffe dal nome nervoso: “ikat“.

Sugli “ikat” i colori si muovono a onde, vanno a zigzagare sul fondo e si capisce, guardandoli, che questo è un Paese aperto a tutto. Paese di grandi mercanti che dei transiti, degli attraversamenti, del movimento continuo e imprevedibile, della disponibilità verso il nuovo, il diverso ha fatto una ragion d’essere, un ‘modus vivendi’.
Grandi città, grandi bazar dove nessuno è straniero e niente è ‘strano’ né estraneo: hanno visto passare di tutto. Greci, cinesi, persiani, mongoli, tartari, italiani (l’audace Marco …): tutti hanno lasciato qualcosa, ma l’Uzbekistan tutto ha preso e assimilato e fatto proprio e oggi è lì a mostrare la sua forza di potenza ‘necessaria’ per chiunque voglia avere a che fare con la realtà mesoasiatica.

informare-verde-uzbekistan
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Restaura e conserva con cura le sue stupefacenti meraviglie architettoniche, tutte in scala ‘iper’, a partire dai superbi centri storici di Khiva o Buchara o Shahrisabz (da tempo gioielli Unesco) per finire, si fa per dire!, con il patrimonio naturale che, dopo il disastro del Mare d’Aral in grave pericolo di sparizione dopo lo sfruttamento ‘pazzesco’ delle acque, è diventato oggetto di grandi attenzioni da parte del governo uzbeko.

Penso a titolo d’esempio, all’area di Tian Shan che l’Uzbekistan condivide con il Kirghizistan e il Kazakistan e dà vita alla “Chatkal Sate Riserva della Biosfera”, dal 2016 Patrimonio Unesco.

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Non è un luogo qualunque perché con il suo dislivello da 1000 a 4000 mt riesce ad avere una ricchezza paesaggistica, botanica e faunistica incredibile. Basti pensare che, oltre al bird-watching, qui si organizzano tour ‘floreali’, sì, proprio per andare a conoscere i fiori selvatici, erbe preziose e piante che poi sono andati in giro per il mondo, dai tulipani alla pimpinella, dalla melissa all’origano, dall’artemisia al melitoto, dal sedano alla ruta allo zafferano e poi, ripeto, piante da frutto qui nate probabilmente, dal melo al pruno, oltre alla vite.

Non è un caso che sia nato proprio qui in Uzbekistan quell’Avicenna che nel 1993 l’Unesco ha dichiarato ‘padre della medicina moderna’: per capire quale ruolo giochino nella storia della medicina le preziose piante officinali basta leggere il suo ‘Libro delle guarigioni’ (tradotto in latino da Gerardo da Sabbioneta nel XIII secolo).

Immagine articolo

Le straordinarie condizioni climatiche e la grande varietà di habitat fanno di questa regione una sorta di museo vivente di molte specie vegetali a rischio: dunque, l’Uzbekistan, insieme al Kazakistan e al Kirghisistan, bene ha fatto a chiedere all’Unesco un riconoscimento tanto importante che valorizza ancor più l’impegno del Paese.

È il caso di ricordare anche che quest’area è di fondamentale importanza anche dal punto di vista storico-archeologico: basti pensare alle tante incisioni, ai tanti disegni ritrovati su rocce, in grotte risalenti al III-II millennio a. C. Le rappresentazioni di cavalli, cani, cavalieri e scene di vita quotidiana sono il segno inequivocabile del fatto che qui gli uomini hanno sempre vissuto e operato.

Gli attenti uzbeki hanno chiesto nel 2008 all’Unesco anche il riconoscimento di un’altra importante area: il Parco Zaamin, nella regione di Jizzakh, dichiarato tale già nel 1976, dove si conserva un’immensa foresta di ginepri e, lo ricordo a titolo di curiosità, un albero di noce di 700 anni, con due tronchi separati da un ruscello. L’area è tanto ricca di acque termali da essere diventata famosa negli scorsi decenni per le cure che qui venivano prestate per far fronte a vari malanni, in particolare quelli relativi al sistema respiratorio. Per capire di cosa stiamo parlando, basta guardare la foto!

Troppo stress in città ormai frenetiche anche in Uzbekistan? Nessun problema: non lontano da Tashkent c’è la ‘Svizzera Uzbeka’, Chimgan, letteralmente la ‘Valle verde’ dove si potrà allegramente sciare fra antiche conifere.

Insomma, questo Paese è ricco di doni per gli amanti della natura: penso alla riserva naturale di Hisor, costituita nel lontano 1983 nella regione di Kashkadarya. Ma sì, proprio la regione della mia amata Shahrisabz che mi inviterebbe a dire: “Vi aspetto lì!”.

di Jolanda Capriglione

Tags
  • #ikat
  • #Uzbekistan
  • #verde
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Magazine mensile, gratuito, di promozione culturale edito dal "Centro Studi Officina Volturno", associazione di legalità operante in campo ambientale, sociale e culturale.

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