
«Da una serata un po’ ebbra, in verità, un po’ come i simposi dell’antica Grecia. Il giorno dopo mi sono subito messo a disegnare loghi e cercare luoghi. La prima idea era di creare una mostra itinerante, che andasse in giro per il mondo in posti abbandonati come il Forlanini, o poco conosciuti come lo stadio di Domiziano dove si è svolta la prima effettiva di Vernissage Roma».
«Ottenere un posto abbandonato di cui prendermi cura e rilanciarlo, in cui organizzare qualcosa che sia insieme una mostra, uno spazio di lavoro e una scuola, un workshop per ragazzi che non possono permettersi un’accademia».
«Certo! Tu conta che l’ex Forlanini era un tempo una cittadella indipendente—con una scuola, una caserma, un teatro—e poi alla fine la Seconda Guerra Mondiale, le rivolte dei malati di TBC, la scoperta della cura, le crisi economiche…qui ne sono successe tante, di storie, e me ne sono innamorato».

«Realisticamente, non siamo messi bene a livello economico. Da uno Stato povero non si può chiedere reddito di cittadinanza o migliori servizi tramite le tasse quando siamo tra i primi evasori fiscali al mondo. Posti come il Forlanini dovrebbero essere semmai dati a progetti credibili che vengono dai cittadini. Mettiamo che io voglia riqualificare il Forlanini–lo Stato può darmelo con acqua e luce pagati a patto che io lo utilizzi per uno scopo socialmente utile e copra tutte le altre spese. Ciò creerebbe, secondo me, un associazionismo non solo tra gli artisti, ma tra le persone comuni, che ritengo apprezzerebbero una simile lotta al degrado».
«E separando i progetti di merito da chi cerca di approfittare di questi luoghi a puri fini di lucro. Bisogna tentare tutto. Il fatto che la mostra duri solo fino a fine settembre mi rattrista, perché il Forlanini tornerà abbandonato, ma spero di potergli ridare dignità molto presto con il progetto di cui ti ho parlato».
Lo spero anch’io. Grazie mille, Agostino. E buona fortuna.
di Lorenzo La Bella
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