
Oltre 180 anni fa, alla presenza di Ferdinando II Re delle Due Sicilie, venne inaugurata la prima ferrovia italiana: la Napoli-Portici. Soprannominata Vesuvio , battezzata il 3 ottobre del 1839 e lunga solamente 7,25 km. La massima velocità raggiungibile era di 50km\h ma presentava già il doppio binario, una vera e propria novità per l’epoca. Napoli, con Vesuvio, prima ferrovia italiana, in quegli anni diventa la terza città europea dopo Londra e Parigi.
Dopo che nel 1825 era stata realizzata in Inghilterra la prima ferrovia del mondo, tra Stockton e Darlington, l’ingegnere francese Armand Bayard de la Vingtrie propose il progetto italiano al re borbonico, che acconsentì all’impresa, purchè la ferrovia fosse “costruita a sue spese, rischi e pericoli compresi”. Questo capolavoro ingegneristico venne terminato in soli 3 anni.
Al tempo, la realizzazione delle ferrovie era strettamente collegata all’industrializzazione che toccò tardivamente l’Italia rispetto al resto d’Europa. Basti pensare che mentre in Italia c’erano appena 300 km di strade ferrate, la Francia disponeva di ben 2mila km e l’Inghilterra di 4mila. Essendo quasi del tutto priva di officine meccaniche, povera di ferro e di carbone, per la realizzazione della ferrovia l’Italia dovette rivolgersi all’industria straniera: la progettazione, così come il capitale investito, era francese. Le locomotive, invece, giunsero dall’Inghilterra ed erano costruite sul modello delle prime, progettate da George e Robert Stephenson, nelle officine di Newcastle.
Questa grande novità aveva innescato un processo siderurgico e meccanico dovuto dall’esigenza dell’Italia di costruire da se tutto il necessario per la riparazione e l’ulteriore creazione di questi nuovi mezzi di trasporto. Ciò portò alla nascita del Reale Opificio Borbonico di Pietrarsa, la prima fabbrica italiana di locomotive, rotaie e materiale rotabile dove giunsero da tutta Europa ingegneri e imprenditori, oggi divenuta un museo. Grazie a ciò la tratta venne allungata nel 1842 fino a Castellammare e due anni dopo fu completata con le varie diramazioni per Pompei, Pagani, Angri e Nocera Inferiore.
La presenza di questi giganti di ferro, provocò mutamenti al territorio ma anche alle abitudini delle persone: da quel momento alle carrozze trainate da cavalli andarono sostituendosi le locomotive. In un primo momento i tratti ferroviari non avevano un interesse economico, ma venivano utilizzati dalla corte per raggiungere le ville e le residenze vicine alle capitali. Solo in un secondo momento furono costruite linee più lunghe che mettevano in comunicazione le maggiori città con i porti:
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