
Se siete automobilisti di Caserta vi sarà capitato sicuramente di trovarvi nel traffico che il casello di Caserta Sud riserva quotidianamente ai suoi viaggiatori. L’apertura del vicino casello autostradale di Maddaloni sull’autostrada A30 a molti è sembrata una svolta. Ma quali sono effettivamente i suoi benefici? Ne abbiamo parlato con il Dirigente Viabilità e Trasporti della Provincia di Caserta, l’Ing. Gerardo Palmieri.
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Partiamo da una panoramica generale: le strade in provincia di Caserta non sono tutte di competenza dell’istituzione provincia. Oltre alle citate autostrade, le superstrade del territorio a noi più conosciute sono perlopiù statali (la variante Maddaloni-Santa Maria Capua Vetere, l’Asse Mediano…). «La provincia di Caserta gestisce 1348 km di strade, di cui 258 km sono ex strade regionali date in gestione. Un’enormità rispetto alle altre province: Avellino e Napoli gestiscono circa 500 km ciascuno, Salerno circa 900 km» dice l’Ing. Palmieri.
Questa questione, tra l’altro, rientra nel grande tema di ciò che è oggi l’istituzione provincia in Italia a seguito della riforma monca della legge Del Rio: «Il peso delle attività principali non sono state mai tolte: viabilità, edilizia scolastica ed ambiente sono competenze fondamentali della provincia. Il problema fondamentale che abbiamo oggi è che ci sono tanti chilometri di strade e pochi soldi per gestirle. Noi andiamo a valutare e quindi a sistemare quelle che sono le nostre strade provinciali partecipando a bandi, e con fondi messi a disposizione del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e con quelli regionali».
Su Caserta Sud insistono principalmente due strade provinciali: la Strada Provinciale 335 (ex S.S. 265 dei Ponti della Valle) e la Strada Provinciale 336 (ex S.S. 87 Sannitica). «L’apertura del casello di Maddaloni è stata importante per due ordini di motivi: dal punto di vista commerciale ha dato la possibilità di potersi rivolgere a tante persone della Valle di Suessola e potrebbe garantire uno sviluppo maggiore all’Interporto Sud Europa; per di più, si può auspicare l’apertura di tutta la viabilità privata dell’Interporto in modo da poter garantire defaticamento sugli spazi del Centro Commerciale Campania» continua Palmieri.
Oltre a un miglioramento del traffico, tutto ciò garantirebbe anche una migliore manutenzione: «Soprattutto sulla 335, il traffico pesante è andato a scemare tanto. E questo, in termini economici, aiuta moltissimo perché strade che sono a grande impatto di traffico pesante si deteriorano il 60% più velocemente di una strada dove il traffico pesante non c’è». Secondo le stime dell’Ingegnere, la strada è interessata da un traffico di 35mila macchine al giorno: «Nelle situazioni di traffico ingente o di lavori il coordinamento tra tutte queste competenze e criticità viene fatto dal Comitato Operativo di Viabilità, gestito dalla Prefettura di Caserta».
Le due strade citate sono ex strade statali date in gestione alla provincia di Caserta. E questo, nel contesto generale di svuotamento dell’istituzione provincia, è un problema: «In teoria – analizza l’ing. Palmieri – queste strade dovrebbero essere finanziate dalla Regione, ma in pratica il peso ricade comunque sulla Provincia. La Regione, infatti, non assegna fondi vincolati per una singola strada, ma pubblica bandi generali a cui la Provincia deve partecipare per ottenere risorse da gestire poi sull’intera rete viaria». Paradossalmente, conviene che le strade siano comunali: «Il codice della strada dice che per comuni superiori a 10.000 abitanti tutto ciò che rientra nell’agglomerato urbano diventa strada comunale. Quindi negli anni abbiamo ceduto tante strade provinciali ai comuni. Questo ai Comuni conviene perché per loro è più facile ottenere finanziamenti».
Di fatti, conclude Palmieri: «Le province sono in un limbo e non si capisce quello che devono essere. La riforma che avrebbe dovuto seguire la legge Del Rio è monca per due motivi: tu lasci un ente con le sue competenze fondamentali (viabilità, edilizia scolastica, ambiente), il problema è che non puoi lasciarlo senza soldi. O si portava a termine la riforma, o forse era meglio lasciare la provincia com’era».
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