
In quanti sanno della presenza di resti di un’antica villa rustica romana al centro di uno spartitraffico a Scampia? E quanti, invece, conoscono l’esistenza a Pianura di un mausoleo databile intorno al II secolo d.C.? Quasi nessuno è a conoscenza di un simile patrimonio storico che resiste ai segni del tempo, ma che continua a rimanere ai margini di qualunque politica di valorizzazione di queste aree. Un’archeologia di periferia esclusa dai circuiti turistici tradizionali, tutti concentrati intorno al centro storico.
Basta guardare al fulcro della movida partenopea: piazza Bellini. È proprio qui che affiorano i resti delle mura greche che delimitavano il perimetro dell’antica Neapolis, risalenti al IV secolo a.C. Scoperti casualmente nel 1954, questi blocchi tufacei raccontano ancora una pòlis inoppugnabile, che contava su un sistema difensivo basato su criteri urbanistici all’avanguardia. Lo stato di questi reperti appare oggi mortificato dalla presenza di rifiuti di ogni sorta, soprattutto durante il fine settimana.

Spostandosi a Scampia, in via Tancredi Galimberti, sorgono i resti di una villa rustica di età romana databili tra il I e il II secolo d.C. Collocate nel mezzo di uno spartitraffico, le vestigia di questa struttura, secondo gli studiosi, dovevano essere in origine ben più grandi. La villa, durante il primo conflitto mondiale, doveva essere ancora addobbata da una serie di affreschi che oggi, però, non sono più visibili. La leggenda vuole che questo luogo fosse soprannominato “villa dei fantasmi”: si dice, infatti, che proprio qui un tempo venivano gettati i cani sospettati di avere la rabbia, i cui latrati erano interpretati dagli abitanti del luogo come segnali della presenza di alcuni spiriti. Di questa villa oggi rimane un mucchio di pietre, al centro di una strada.

Non si può non parlare poi del Colombarium di Soccavo, noto anche come “Il Mausoleo romano di via Pigna”. Risalente alla prima metà del I secolo d.C., simboleggia un esempio lampante di una struttura funeraria suddivisa in ben dieci nicchie volte a ospitare le urne cinerarie dei defunti, e realizzata con la tecnica edilizia romana dell’opus reticulatum. Dopo essere stato in parte distrutto durante le due guerre mondiali, poi dal terremoto degli anni ‘80, per anni il Gruppo Archeologico Napoletano si è battuto per assicurare la manutenzione del Colombarium, ottenendo l’apposizione di una barriera di protezione, di una tabella informativa e l’ancoraggio della parete in tufo tramite dei ganci di ferro.
A pochi chilometri dal mausoleo di via Pigna, nel quartiere di Pianura, sorge un’altra struttura antichissima: un altro mausoleo risalente al II secolo d.C.. Una struttura funeraria scoperta tra il 1986 e il 1987. Questa ennesima meraviglia dell’antichità partenopea è spesso utilizzata come rifugio per i senzatetto. Anche qui, però, numerose classi delle scuole della zona si sono alternate durante alcune visite del mausoleo, attraverso un progetto partito dalle scuole e dalla municipalità.

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