
Nella giornata di ieri, i lettori di Informare hanno conosciuto la vicenda legata al Crazy Horse, uno dei bar più noti di Pinetamare. L’attività è stata richiamata in un’indagine incentrata sul business della fazione Russo-Schiavone.
Tra i bar controllati dal clan ci sarebbe proprio il Crazy Horse. Una notizia che ha fatto clamore, soprattutto perché l’attività era storicamente legata alla storia antiracket di Daniele Manzo, imprenditore che nel 2008 denunciò l’imposizione di una marca di caffè da alcuni malavitosi.
Nel servizio abbiamo riportato quanto emerge dalle indagini degli inquirenti, che evidenziano come il passaggio del Crazy Horse a una presunta gestione “mafiosa” abbia determinato un notevole impatto negativo sulla società castellana.
A seguito della pubblicazione, siamo stati contattati da Daniele Manzo, che si è reso disponibile per un’intervista al fine di chiarire e dettagliare alcuni elementi.
Dott. Manzo, ci spiega com’è avvenuta la compravendita del bar Crazy Horse e degli immobili di sua proprietà?
“La trattativa, intermediata da un immobiliarista locale nel 2023, è avvenuta solo ed unicamente con Gaetano Ambrosca, sia per quanto concerne gli immobili che per l’attività di bar. Ero sereno perché sapevo che Gaetano Ambrosca era un imprenditore affidabile e che aveva un’importante stabilità economica. La società che gestiva il bar, invece, era la Veloce srl che era di un mio dipendente. Nella compravendita Ambrosca rilevava sia l’immobile che l’attività e, in corso di definizione, mi informava sull’idea che aveva per il bar. All’inizio mi disse che lo avrebbe dato in gestione ad una persona di fiducia: un amico o un ristoratore. Dopo qualche giorno, mi disse che mi avrebbe fatto conoscere il futuro inquilino e poco dopo Costantino Russo (morto in carcere pochi giorni fa ed accusato di essere a capo della fazione Russo-Schiavone .ndr) entrò nel Crazy Horse per visionarlo. Tengo a specificare che la Dalì srl non ha avuto alcun ruolo in questa trattativa e che la cifra complessiva dell’operazione, finalizzata solo con la Gama Immobiliare di Ambrosca, è poco al di sopra dei 400mila euro“.
Lei è un imprenditore che ha denunciato il racket mafioso, prima di chiudere la trattativa lei conosce Costantino Russo e sa che la gestione del bar finirà a lui. Perché non ha fatto saltare la compravendita, visto che era ancora in tempo?
“Non me la sono sentita di stracciare un pre-contratto e restituire le caparre. Io stavo vendendo a Gaetano Ambrosca, un imprenditore affidabile, quello che poi avrebbe fatto lui non mi interessava. L’unica compravendita tra me e Costantino Russo è stato un furgoncino che gli occorreva per il bar”.
Cosa ha pensato quando ha visto che Ambrosca aveva deciso di fittare a Russo?
“Sono rimasto stranito e dopo le vicende giudiziarie emerse sono ancora più stranito”.
La Polizia Municipale è un presidio essenziale per i comuni, ma spesso soffre di carenze di organico che ridimensionano fort...
Ancora un incendio di rifiuti e vegetazione a Castel Volturno, nei pressi di una meravigliosa ansa del Volturno, che poi ha i...
Il Centro Sociale Polivalente Laila di Castel Volturno lancia un appello a cittadini, imprese e attività commerciali per rac...
Su Cronache di Caserta, in un articolo a firma del collega Tallino (in lato), è stata riportata la notizia di un incontro po...