
Napoli è un museo a cielo aperto; è impossibile camminare per le sue strade, i suoi vicoli, i suoi scorci e non restare incantati da quel che si vede. Anche gli edifici o i palazzi antichi possono nascondere delle storie dietro le loro mura di tufo giallo. Un reperto storico, quasi sconosciuto ai napoletani, è la villa di Licinio Lucullo. Questa è una villa di origine romana, costruita nel I secolo a.C. per volere di Lucio Licinio Lucullo, generale e politico romano, vissuto tra il 117 e il 56 a.C. Ha fatto parte della Gens Licinia, che fu una famiglia molto influente nell’età repubblicana. La villa era presumibilmente situata tra l’isolotto di Megaride, dove ora sorge il Castel dell’Ovo, e la montagna di Pizzofalcone.
Questa era una piccola città all’interno della stessa città di Napoli. La villa presentava al suo interno piscine e laghetti, in cui venivano allevate le murene, oltre che un’immensa distesa di giardini, in cui erano presenti gli alberi di ciliegio e albicocco; questi furono importati da Cerasunto, per la prima volta a Napoli, dallo stesso Licinio Lucullo. Inoltre, all’interno della villa era presente un’enorme biblioteca, con all’interno la sua numerosa collezione di libri. Data la vicinanza al mare, fece costruire dei moli privati direttamente sul golfo per permettere alle navi di attraccare vicino alla villa. Dopo la morte del politico romano, la villa passò a Valentiniano III, che la trasformò in rocca. Da allora, la villa prende il nome di castellum lucullanum e diviene il luogo d’esilio di Romolo Augustolo, l’ultimo Imperatore romano d’Occidente. Col passare degli anni, la villa subisce vari mutamenti, sia per mano dell’uomo, sia a causa dei vari terremoti. In età medievale la villa cambia nuovamente la sua funzione e diviene un monastero. La quasi completa distruzione della villa viene causata dagli stessi napoletani nel 902 quando, durante l’invasione dei Saraceni, si temeva che la villa potesse essere utilizzata da quest’ultimi come avamposto militare.
I pochi resti visibili della villa sono situati sul Monte Echia. Qui è possibile ammirare, su un lato della piazzetta, una struttura semicircolare in pietra, in cui si intravedono degli archi, tipici dell’architettura romana. Al giorno d’oggi è possibile raggiungere questo luogo più facilmente, anche grazie all’apertura del famoso ascensore del Monte Echia. Risalta subito agli occhi un’asimmetria temporale tra il vecchio, rappresentato dai resti della villa, e il nuovo, rappresentato dalla moderna costruzione dell’ascensore in cemento armato e dalle panchine, dove ci si siede per ammirare il panorama del golfo. Questa visuale rispecchia un po’ la città di Napoli, in cui le storie e le leggende posseggono ancora vita propria, spaccando in due il cemento delle nuove costruzioni, per poi fuoriuscire e far vedere la loro bellezza.
È quasi impossibile determinare precisamente l’ampiezza della villa a causa dei reperti storici ritrovati nel tempo e che stanno continuando a venir fuori. Sono ben nascosti agli occhi del popolo napoletano. Forse si ha la paura che, una volta scoperti, possano perdere il loro inestimabile valore? Così si nascondono nei sotterranei di Napoli, al di sotto del Maschio Angioino. Alcuni resti della villa, difatti, sono stati ritrovati durante gli scavi di Piazza Municipio per la linea 1 della metropolitana. Altre parti della villa di Licinio Lucullo sono visibili nei sotterranei del Castel dell’Ovo, in cui si trova la sala delle Colonne, dove erano collocate le celle dei monaci Basiliari e in cui si possono intravedere delle colonne romane.
Avete mai usato o sentito l’aggettivo luculliano? Questo ha origine dagli sfarzosi e abbondanti pranzi che Licinio Lucullo organizzava. Difatti il termine viene usato per descrivere qualcosa di abbondante, raffinato e succulento, come i suoi banchetti.
Molte parole che usiamo o cose che vediamo hanno una storia dietro, un’origine a noi sconosciuta. Se solo iniziassimo a guardare, non solo a vedere, potremmo restare sorpresi.
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