Di seguito pubblichiamo uno scritto del Dott. Agronomo Giuseppe Messina pervenuto alla nostra redazione di Caserta.
“E adesso parliamo del famoso progetto di Villetta Giaquinto. Così pomposamente intitolato: “Miglioramento della qualità del decoro urbano e del tessuto sociale e ambientale di Villetta Giaquinto”.
Premettiamo che l’Amministrazione Comunale p.t. tramite il dirigente, tal Francesco Biondi dott. Ingegnere, fece recapitare al Comitato per Villa Giaquinto, che ha in gestione l’area, il progetto in parola, costituito da: 1) Tavola di progetto; 2) Tav. 02 Relazione illustrativa del progetto definitivo-esecutivo.
In estrema sintesi il progetto del Comune prevede: a) impianti irrigui, compresa una nuova fontana; b) creazione di aree adibite ad attività di tipo ricreativo quali nuovi giochi in sostituzione di quelli esistenti, riqualificazione del campo di calcetto, revisione della barca (il veliero) e la realizzazione di uno skate park; c) rigenerazione agronomica del patrimonio arboreo esistente e piantumazione massiccia di nuove specie; d) opere e attrezzature di arredo urbano (cestini, panchine, ecc.) pavimentazione di sicurezza per aree giochi.
L’assemblea del Comitato il 3 novembre del 2023 approva all’unanimità un documento intitolato: “Elenco delle opere a farsi per il miglioramento del progetto CUP D2H21000790009” riguardante Villetta Giaquinto, con precise proposte alternative rispetto al progetto originario:
Nel precisare che il parco giochi ha come caratteristica la frequentazione di bambini della fascia di età dai 2 ai 10 anni, si concorda sui lavori di sostituzione a messa in opera di ulteriori giochi e pavimentazione in materiale speciale di sicurezza. Si richiede però la realizzazione di: una vasca con la sabbia (con copertura) e il ripristino funzionale con particolare riguardo al veliero che rappresenta il simbolo del parco, peraltro già previsto nel progetto del comune.
Di dette osservazioni l’Amministrazione comunale non ha accolto nessuna delle richieste rappresentate e motivate sul piano tecnico ma anche nel rispetto delle aspettative degli abitanti del quartiere.
Prima perla: la barca in legno
E’ scritto nel progetto che “Permarrà nell’area..la barca in legno… che sarà revisionata. Va ricordato che la “barca in legno” rappresenta il simbolo stesso di Villa Giaquinto ed è stata invece la prima opera ad essere stata demolita dall’impresa, distrutta e portata via come legna da ardere! Nonostante il progetto disponesse diversamente; ma la cosiddetta direzione dei lavori (stesso progettista) non si ricordava evidentemente.
Oltre all’ingresso di via Galilei e nella villa vi sono piante di Eucalipti e Pioppi, piante queste allergeniche, peraltro sconsigliate o vietate nell’arredo urbano già dal 1950! Sono rimaste lì.
“Impianti (più di uno quindi) che funzionano attraverso il riciclo di acqua piovana … facendo particolare attenzione al riutilizzo ed al trattamento delle acque meteoriche in ambito urbano e perturbano”; Ambito urbano e perturbano? E che significa? Come si sostanzia il progetto per il riutilizzo e il trattamento delle acque meteoriche in ambito urbano e periurbano? E da quali tetti raccoglierebbero l’acqua piovana?
Con chi crede di avere a che fare il progettista? Ma con l’ingegnere Biondi è chiaro!
Non vi sono le condizioni tecniche né tanto meno finanziarie per realizzare quello che è scritto nel cosiddetto progetto.
Si premette che lo skate park è un luogo attrezzato che permette, solitamente agli skater, di eseguire trick (abilità) su delle rampe chiamate pipe o half-pipe, ovvero una rampa a sezione semicircolare o paraboloidale.
Anche i praticanti di pattinaggio aggressivo e BMX possono fare le loro evoluzioni nello skate park.
Gli skate park sono costruiti fondamentalmente in tre tipi di materiali: legno, ferro (le strutture) e come pavimentazione cemento. Ogni materiale ha una sua specificità in relazione alla possibilità di usarvi una tavola sopra la struttura e alla durata nel tempo. Non è dato sapere in quale materiale dovrebbe essere realizzato lo skate park. Si ricorda solamente che la villetta è una corte chiusa e circondata da condomini. Adesso si provi a immaginare l’inquinamento acustico che provocherebbero le decine e decine di ragazzi che si esercitano o sfidano su queste piste. Allocazione del tutto sbagliata e fuori luogo.
Nella relazione illustrativa del progetto definitivo-esecutivo a pag. 2 si dichiara che la progettazione “dovrà essere articolata ai sensi dell’art.23 del D.lgs. n. 50/2016”. Ciò è del tutto falso e il progetto non rispetta quanto stabilito nella norma. In particolare si precisa che la progettazione in materia di lavori pubblici si articola, secondo tre livelli di successivi approfondimenti tecnici, in progetto di fattibilità tecnica ed economica, progetto definitivo e progetto esecutivo ed è intesa ad assicurare:
a) il soddisfacimento dei fabbisogni della collettività;
b) la qualità architettonica e tecnico funzionale e di relazione nel contesto dell’opera;
c) la conformità alle norme ambientali, urbanistiche e di tutela dei beni culturali e paesaggistici, e il rispetto di quanto previsto dalla normativa in materia di tutela della salute e della sicurezza;
d) un limitato consumo del suolo;
e) il risparmio e l’efficientamento e il recupero energetico nella realizzazione e nella successiva vita dell’opera, e la valutazione del ciclo di vita e della manutenibilità delle opere
f) la razionalizzazione delle attività di progettazione e delle connesse verifiche attraverso il progressivo uso di metodi e strumenti elettronici specifici quali quelli di modellazione per l’edilizia e le infrastrutture;
g) la compatibilità geologica, geomorfologica, idrogeologica dell’opera;
h) accessibilità e adattabilità secondo quanto previsto dalle disposizioni vigenti in materia di barriere architettoniche.
Nel cosiddetto progetto definitivo-esecutivo si fa un’elencazione di quanto prescrive la norma e il progettista si guarda bene dal dire come avrebbe fatto a rispettare le suddette norme. Siamo a Caserta, in un comune in cui un dirigente, al di là della legge, si è permesso di fare quello che voleva lui e i suoi accoliti.
Ora il cantiere è abbandonato da una settimana e nessuno ha sentito il dovere di informare la cittadinanza circa quest’ulteriore fallimento nell’uso del denaro pubblico (PNRR) che si somma a tutti gli altri (riqualificazione del “buco della 167” a Centurano; la valorizzazione dei beni confiscati; i progetti di edilizia scolastica; ecc.).”
Caserta, 9 aprile 2026
di Giuseppe Messina – già assessore al verde e all’arredo urbano nella giunta Bulzoni 1993-1997.
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