
Gli episodi di violenza e aggressione nei confronti del personale socio-sanitario rappresentano una piaga sociale profonda del nostro paese, che si riapre continuamente con ripetuti, gravi casi.
All’ospedale San Giuliano di Giugliano lo scorso 30 agosto una 54enne ha aggredito alle spalle un’infermiera che stava soccorrendo un’anziana appena scesa da una vettura davanti al pronto soccorso. La donna, arrestata poco dopo dai carabinieri, avrebbe agito nel tentativo di accelerare il soccorso dell’infermiera, secondo quanto riportato da membri dell’associazione Nessuno tocchi Ippocrate, che da anni è impegnata a denunciare i casi di violenza nei confronti del personale medico, infermieristico e sanitario.
Un caso simile si è registrato a Benevento nella stessa giornata: il direttore dell’Unità operativa complessa del Dipartimento Salute Mentale della Asl di Benevento, Paolo Cavalli, è stato vittima di aggressione da parte di un uomo, non paziente della struttura, presente nei corridoi degli ambulatori. Nella colluttazione è rimasta ferita anche un’infermiera che era accorsa in suo aiuto. L’aggressione sarebbe scaturita da un semplice invito rivolto all’uomo ad allontanarsi, al fine di garantire la privacy dei pazienti. A esprimersi prontamente sull’accaduto è stato il presidente dell’Ordine dei Medici di Benevento, Luca Milano: “è un episodio di una gravità inaccettabile. La violenza contro il personale sanitario non è più tollerabile, in alcuna forma. Nessuna provocazione può giustificarla e nessuna frustrazione può legittimarla. Chi aggredisce un medico o un infermiere non colpisce soltanto una singola persona. Spezza la catena della cura e colpisce l’intera comunità”.
Le aggressioni nei confronti del personale sanitario rappresentano un fenomeno diffuso in tutt’Italia che colpisce principalmente il settore pubblico: secondo la survey nazionale Fno Tsrm e Pstrp, Federazione nazionale degli Ordini delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, in Campania nel 2025 gli episodi di violenza nei confronti di questa categoria sono stati 319, di cui 261 avvenuti nel settore pubblico. Dal documento era emerso come i Pronto Soccorso, con 123 aggressioni registrate, costituiscano l’ambiente più soggetto ad episodi di violenza, e questo sia per il fattore costituito dal contatto diretto con il pubblico, ma soprattutto per la pressione costante causata da sovraffollamento, tempi di attesa lunghi e carenza di organico, con un personale sanitario sempre più costretto a lavorare in condizioni critiche e anomale.
Sul piano normativo sono stati approvati negli ultimi anni alcuni interventi legislativi che hanno inasprito il quadro sanzionatorio. La legge quadro n113 del 2020, introducendo il nuovo comma 2 all’articolo 583-quater del codice penale, ha stabilito la reclusione da quattro a dieci anni per le lesioni gravi cagionate agli esercenti di professioni sanitarie e sociosanitarie, e la reclusione da otto a sedici anni per le lesioni gravissime. La legge ha inoltre introdotto la procedibilità d’ufficio per le percosse e le lesioni personali di qualsiasi tipo, anche quelle di minore entità.
Il quadro normativo si è poi inasprito ulteriormente con il Decreto legge n137 entrato in vigore il 2 ottobre 2024, che ha esteso la possibilità di arresto in flagranza differita per i reati commessi nei confronti di professioni sanitarie e socio-sanitarie. Il Decreto ha poi stabilito la reclusione da uno a cinque anni, nonché multe fino a diecimila euro, per chi “distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili cose destinate al servizio sanitario o socio-sanitario”
Sul fronte campano le prefetture e le aziende sanitarie hanno adottato alcuni interventi negli scorsi anni per rafforzare le tutele legali di questa categoria di lavoratori e cercare di arginare il problema. Sono stati introdotti sistemi di videosorveglianza e di geolocalizzazione delle ambulanze, potenziati i presidi di forze dell’ordine negli ospedali, approvati protocolli interni come quello anti-aggressione del Cardarelli. Ma è necessario che i sistemi di sorveglianza, i presidi e le misure sanzionatorie nei confronti degli aggressori siano integrati contestualmente con un potenziamento complessivo del sistema sanitario, per proteggere una categoria di professionisti essenziale ma a cui spesso non sono garantite la tutela e la sicurezza adeguate.
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