
Alla luce dei recenti fatti di cronaca in tema di femminicidio ed in seguito alle manifestazioni che si sono tenute in tutta Italia per dire, ancora una volta, “NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE”, è giusto interrogarsi sui primi segnali di violenza ai quali bisogna prestare attenzione in una relazione. Ogni rapporto coniugale, d’amicizia e lavorativo deve basarsi su un elemento di fondamentale importanza: l’equilibrio. Se questa condizione viene meno, inevitabilmente le parti in causa non sono più sullo stesso piano e non rivestono la medesima importanza: la bilancia penderà solo da una parte. Attraverso le parole di G.M., giovane donna di 32 anni che ha subìto violenza, capiremo l’importanza dei primi campanelli d’allarme ai quali prestare attenzione in una relazione “tossica”.
«In un primo momento ho vissuto una relazione sana con il mio partner, tanto da arrivare a pensare che fosse la persona giusta per me. Mi sentivo apprezzata, amata e valorizzata. Dopo un primo periodo roseo, durato relativamente poco, la mia relazione con lui ha iniziato ad incrinarsi. Il primo segnale forte è stato l’essere sminuita e messa in discussione costantemente. Lui, infatti, non dava alcun valore al percorso professionale che stavo iniziando a costruire con tanta fatica. Nonostante una laurea magistrale in giurisprudenza, conseguita a pieni voti, disprezzava il fatto che a 25 anni non avessi ancora un impiego stabile, poiché impegnata in un percorso di tirocinio».
«Dalle parole di poca stima che mi sentivo rivolgere quotidianamente, nel giro di pochi mesi ho iniziato ad intravedere i primi segnali di violenza non solo morale, ma anche fisica; nell’ambito di una lite scoppiata per motivi futili, la sua reazione all’incapacità di dialogare pacificamente con me si stava per trasformare in tragedia: in un momento di forte rabbia mi ha colpito con un pugno che, fortunatamente, sono riuscita ad evitare. Un altro episodio è avvenuto mentre guidava la macchina. A causa di un altro litigio scoppiato tra di noi, ha iniziato ad aumentare follemente la velocità dell’auto e a dare pugni sul volante. In quell’occasione ho temuto molto per la nostra incolumità e quella degli altri. Mi sono bastati questi due episodi per rendermi conto che la nostra relazione non sarebbe andata da nessuna parte, anzi, a lungo andare avrei rischiato grosso».
«Mi viene in mente l’immagine di un serpente velenoso che, in un primo momento, striscia innocuamente e sembra non destare pericolo poi, però, inizia a mordere e a colpire mortalmente. È una metafora, ma rende bene l’idea».
«Il primo consiglio che sento di dare è quello di prendere atto della situazione, ovvero ammettere a sé stesse che il rapporto che si sta vivendo non ha nulla a che vedere con l’amore ed il rispetto, ma si identifica con una relazione narcisistica e manipolativa. La consapevolezza della realtà è l’aspetto più difficile con il quale fare i conti. Poi bisogna immediatamente allontanarsi dalla persona tossica, poiché le parole, i chiarimenti e le promesse non aiuteranno a cambiare la situazione né la miglioreranno: per le persone violente non ci sono discorsi che tengano! In caso di violenza fisica, denunciare è un segnale forte, è un dovere morale e civico da attuare non solo per sé stesse, ma per tutte le donne che vivono situazioni analoghe».
Dobbiamo sempre pensare che non siamo noi a dover e poter cambiare l’altro. La regola del “io ti salverò” non è né regola scientifica né una certezza, spesso è solo utopia. Purtroppo saranno gli altri che ci cambieranno con la violenza, fino ad annientarci.
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