
Esistono luoghi, disseminati nell’area metropolitana di Napoli, dove la parola “Stato” arriva soltanto in due forme diverse: con i lampeggianti dei blitz o con il silenzio delle istituzioni. D’altronde, i numerosi campi Rom disseminati per la città e nell’hinterland di Napoli raccontano la stessa storia: controlli serrati, sequestri di materiali illeciti, identificazioni a tappeto, e poi di nuovo nulla. Nel frattempo, la vita delle centinaia di famiglie che popolano queste strutture continua a scorrere tra infiniti identici giorni, senza acqua, senza luce, senza alcuna prospettiva futura. Non è un caso, infatti, che “il posto peggiore dove un bambino possa nascere in Italia è un campo rom nell’area metropolitana di Napoli. C’è un ascensore sociale bloccato, e si vive in condizioni igienico-sanitarie drammatiche lontane da un contesto civile”. Sono parole amare quelle di Carlo Stasolla – fondatore e presidente dell’Associazione 21 Luglio, che da anni ha deciso di dedicare la propria vita alla lotta contro il fenomeno dell’emarginazione, eppure più che mai attuali. Giovanissime vite al limite, figlie di un popolo “fantasma” che si rifugia tra baracche e tendoni di fortuna, tra lamiere e rifiuti tossici in fiamme.
I dati parlano chiaro: stando all’ultimo rapporto pubblicato dall’associazione in riferimento al biennio 2024-2025, sono circa 3.000 le persone di etnia Rom e Sinti a vivere nella sola periferia partenopea in stato di emergenza abitativa – all’interno di insediamenti sia formali sia informali. Un numero che echeggia anche sullo scenario italiano: su scala nazionale, infatti, sarebbero 11.100 i Rom e Sinti, su un totale che si aggira tra i 120.000 e i 180.000, a vivere all’interno di insediamenti monoetnici.
Tuttavia, restando alle cifre disponibili a livello regionale relative alla Campania e alla provincia di Napoli a destare ancora più campanelli d’allarme è la percentuale dei figli “fantasma”, ossia dei minori, pari a circa il 55% rispetto alla media nazionale. Ancora, alla luce dei dati rilevati dall’Associazione 21 Luglio, è possibile calcolare una stima della percentuale su scala nazionale di Rom che vivono all’interno di campi nella sola area metropolitana di Napoli, che si aggira tra il 25% e il 30% circa, una quota piuttosto incisiva. “Si tratta di un buco nero. In nessuna parte del Paese si registrano dei dati così alti”, prosegue Stasolla.
La situazione, infatti, resta critica: i dati disponibili indicano la presenza di circa un centinaio di campi/baraccopoli formali attivi in tutta Italia, a cui si aggiunge un numero ancora imprecisato di insediamenti informali. In Campania ve ne sono 8 ufficiali: il villaggio della solidarietà di Secondigliano, il campo di cupa Perillo a Scampia, via del Riposo nelle vicinanze del cimitero di Poggioreale, la baraccopoli sita nella località Cantariello di Casoria, il villaggio attrezzato presso la zona ASI di Giugliano – accanto agli insediamenti in via Carrafiello – e, infine, quelli di Caivano e di Afragola – in località Salicelle.
Poi, ai campi formali appena menzionati, si aggiunge una lista di insediamenti informali sorti in seguito all’occupazione di immobili pubblici e privati, nonché di territori. Tra questi, si segnalano i tre più grandi all’interno dell’area industriale di Gianturco, oltre ai 5 nella zona di Barra, 2 a Pianura e uno nella zona della Circumvallazione Qualiano a Giugliano. Infine, a Soccavo è sorto un polo di accoglienza monoetnica.
Le comunità – originarie della Romania e dei Balcani – svolgono diverse attività, tra cui spicca la raccolta di materiale ferroso. Ed è a proposito di materiale ferroso che non si può non citare uno dei casi più emblematici dell’area metropolitana di Napoli, ossia quello di Via Macello. Situato a Casoria, qui, dietro le cifre, si percepisce concretamente il senso di marginalità e isolamento vissuto dalle comunità Rom: baracche affiancate l’una all’altra, assenza totale dei servizi essenziali e bambini che crescono in condizioni di sovraffollamento sono testimoni di una realtà difficile da raccontare solo con i numeri.
È proprio qui, infatti, che nei giorni scorsi, al termine di una serie di indagini effettuate dai carabinieri della compagnia di Poggioreale, sono stati ritrovati ben 400 chili di rame – una merce dal valore pari a circa 20mila euro. Insomma, l’ennesimo episodio di cronaca che non solo è salito agli onori della cronaca, ma che parla di una realtà dove la sopravvivenza si intreccia con l’illegalità, e le storie di chi vive ai margini restano invisibili agli occhi di tutti.
Comunque, il caso del campo in via Macello non è il solo a suscitare grandi perplessità. Lungo l’asse mediano di Melito-Scampia, sorge la baraccopoli di cupa Perillo, nata intorno agli anni Novanta con le nobili intenzioni di porre un freno all’emergenza abitativa di numerosi cittadini originari della Bosnia. Attualmente ci vivono circa 200 persone, tra case in muratura e diverse roulotte.
Ciononostante, ecco il grande paradosso: la rigenerazione dell’area non è entrata né nel progetto “ReStart Scampia” nè negli investimenti del PNRR – da utilizzare entro il 2026. Un dato che lascia a bocca aperta, se si pensa al fatto che le strutture sorgono a un passo da una delle più grandi isole ecologiche della città, alla quale parte della comunità non può accedere per smaltire i rifiuti ingombranti in quanto sprovvisti della residenza.
“È possibile superare i campi Rom, ma è un aspetto che non è consolidato nella testa di alcuni amministratori locali”, conclude Claudio Stasolla. Le parole del presidente dell’associazione non rappresentano un mero richiamo morale: suonano come un monito concreto. Superare i campi rom, del resto, non è un sogno utopico, ma piuttosto una sfida che richiede coraggio politico e una visione concreta: finché mancheranno entrambi, resteranno solo piani e progetti sulla carta, mentre le comunità continueranno a vivere tra numeri e statistiche, dinanzi alla totale indifferenza delle istituzioni.
Leggi anche: Intervento nel campo Rom di Scampia: prelevati 5 minorenni, tra cui una ragazza incinta
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...