
“Gioco, partita, incontro” scrive intorno alle 7:00 di questa mattina (ora italiana) Elon Musk su X. Mezz’ora più tardi CNN e Fox News rilanciano: “Donald Trump è il 47esimo presidente degli Stati Uniti”, mentre dagli ambienti dem c’è l’ammissione della sconfitta di Kamala Harris.
Con un esito che ha sorpreso molti analisti e commentatori politici, Donald Trump ha vinto le elezioni presidenziali americane del 2024, tornando così alla Casa Bianca dopo una pausa di quattro anni. La sua vittoria segna un importante capitolo nella politica statunitense, con implicazioni a livello nazionale e internazionale che continueranno a evolversi nei prossimi mesi.
È ancora notte inoltrata negli Usa. A Palm Beach, luogo della convention repubblicana, alle ore 2.20 circa c’è una marea rossa pronta a salutare il nuovo inquilino della Casa Bianca, che proprio nuovo non è. Il tycoon ha riscritto in un certo senso la storia, essendo il secondo presidente dal 1789 ad ottenere un secondo mandato non consecutivo. Parla già da vincitore il vecchio Donald in Florida ai suoi sostenitori, cosa che alla vigilia non era affatto scontata. I sondaggi avevano previsto un testa a testa fino all’ultimo minuto, fino alle ultime schede scrutinate. Così non è stato. La vittoria è netta, mai messa in discussione: il repubblicano è sempre in testa, sin dai primi risultati. Ha vinto in quasi tutti i sette “swing state”, gli Stati in bilico dove si sarebbe deciso e giocato il posto alla White House, tra cui Pennsylvania, Georgia e Carolina del Nord.
La campagna di Trump nel 2024 è stata incentrata su temi molto simili a quelli del 2016, ma con una retorica più incentrata sul ripristino della sovranità americana e la protezione delle industrie locali. Trump ha continuato a parlare della necessità di ridurre le tasse e ridimensionare il ruolo del governo federale, sostenendo una visione protezionista dell’economia.
Inoltre, la sua retorica dura in materia di immigrazione, sicurezza e politica estera ha mobilitato una base elettorale che si è sentita alienata dalle politiche liberali dell’amministrazione Biden. Una campagna elettorale segnata anche dal tentativo di attentato nei confronti di Trump.
Un successo che conferma la deriva di conservatorismo e nazionalismo già in voga in diversi paesi europei, sulla scia di Italia e Francia. Non contenti Cina e Xi Jinping, che tra Trump e la dem avrebbero preferito sicuramente la seconda, vista la politica economica di isolazionismo che il nuovo presidente ha intenzione di adottare.
Probabilmente lo saranno Putin, che avrà qualche possibilità in più di far valere le sue ragioni nel conflitto russo-ucraino; e Netanyahu, il quale è quasi già certo di ricevere aiuti e sovvenzioni per lo scontro in Medio Oriente. Dall’altra parte la grande sconfitta: Kamala Harris. Le aspettative erano tante, anche perché in diversi Stati gli elettori hanno votato per il referendum sull’aborto, che poteva essere ulteriore motivo di sostegno ai blu. Tutto vano. L’alba americana è di nuovo rossa. Non è ancora certo se sarà un pericolo, ma dopo affermazioni repubblicane come “non mi dispiacerebbe se sparassero ai media” o “Portorico isola spazzatura”, le premesse non sono buone.
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