
Ormai è ufficiale: l’ISDE Italia – acronimo di “Associazione Medici per l’Ambiente” – in collaborazione con l’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e della Clean City Campaign, ha reso noto il solito aggiornamento in riferimento al periodo di ottobre 2025. Si tratta di un monitoraggio mensile – ormai in vigore da gennaio – dei maggiori inquinanti atmosferici che affliggono le varie città italiane – nell’ambito del Progetto Nazionale “Salute e Inquinamento Atmosferico”. Si tratta di un’iniziativa estremamente interessante, che analizza tutti i dati resi disponibili dalle stazioni di monitoraggio delle ARPA/APPA – Agenzie Regionali e Provinciali per la Protezione dell’Ambiente – che sono a loro volta parte del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente. Le statistiche si concentrano prevalentemente sui valori PM10, PM2,5, biossido di azoto (NO₂) e sull’ozono (O₃) – durante i mesi estivi.
E per Napoli, di sicuro non ci sono buone notizie. Del capoluogo campano, infatti, tutto si può dire fuorché i suoi abitanti respirano “un’aria pulita”: non a caso, proprio qui è stato rilevato un inquinamento atsmosferico “ormai del tutto fuori controllo”, dal momento che “ha raggiunto livelli inaccettabili“.
Stando, dunque, a quando registrato all’interno di una nota da parte dell’ISDE locale, nel pieno centro storico partenopeo l’inquinamento atmosferico avrebbe raggiunto i massimi livelli mai registrati dagli inizi degli anni ’90 sino ad oggi. Insomma, un quadro amaro, che finisce per mettere a repentaglio persino la salute pubblica dei napoletani. Ogni giorno, infatti, almeno 4.5 cittadini sono vittime di un simile inquinamento in eccesso. Si tratta di un dato agghiacciante, di fronte al quale non si può restare indifferenti. La nota dell’ISDE, del resto, prosegue come simili numeri tracciano una vera e propria emergenza ambientale e, di conseguenza, sanitaria.
Si configurano, di conseguenza, necessarie qualunque politica o misura “strutturali e coordinate per ridurre le emissioni da trasporti, riscaldamento, industria e portualità”, secondo quanto si legge dalle indagini effettuate. E, infine, non può mancare una tempestiva chiamata all’azione: “ISDE, Kyoto Club e Clean Cities rinnovano l’appello ad accelerare la transizione verso mobilità sostenibile, efficienza energetica e rigenerazione urbana, coinvolgendo cittadini, scuole e amministrazioni per rendere effettivo il diritto a respirare aria pulita in ogni città italiana”.
Ma non è tutto. I campanelli d’allarme lanciati dall’ISDE non si concentrano solo ed esclusivamente sulla criticità dell’avvelenamento dell’aria e dell’impatto che sortisce su tutti coloro che ogni giorno la respirano. I medici, infatti, si rivelano estremamente preoccupanti a seguito degli studi effettuati sulle percentuali di biossido di azoto (NO₂) “pro infiammatorio e pro cancerogeno“, ormai schizzate alle stelle. Si tratta, questo, di un dato che conferma il crescente e disastroso impatto delle emissioni navali, in riferimento soprattutto al Porto di Napoli. Tuttavia, lo scalo partenopeo non è certamente l’unico a destare preoccupazioni: la media annua è infatti superiore ai limiti da anni anche nei porti di Genova e Palermo.
Per quanto riguarda, invece, i controlli giornalieri, i dati sono sconcertanti in circa nove città. In ogni caso, sono le soglie OMS ad allarmare principalmente: circa il 98% delle stazioni monitorate, infatti, ha riportato valori che scavalcano di gran lunga la soglia della sicurezza sanitaria. Nonostante, infatti, la Direttiva UE abbia previsto un massimo di 18 giorni di superamento, sul piano concreto si assiste ad una realtà nettamente drammatica: 168 giorni a Napoli, 127 a Palermo, 82 a Genova, 68 a Messina, 49 a Torino e 41 a Milano. Insomma, se esistono dei limiti e dei principi da perseguire in linea teorica, la realtà evidenzia un tragico contrasto, rimarcando l’estrema pericolosità derivante da “un’esposizione cronica a livelli di inquinamento che comportano gravissimi rischi per la salute respiratoria e cardiovascolare”.
Sono queste, dunque, le premesse che fanno di Napoli la città metropolitana con i maggiori “record nazionali di ictus, infarti e cancro“, superando persino Milano per numero di morti evitabili e non evitate – circa un terzo in più. Insomma, sul piano nazionale, il capoluogo campano indossa la maglia nera in un contesto già profondamente complesso. È inaccettabile, infatti, lavarsene le mani, restare indifferenti o, peggio ancora, trattare con eccessiva disinvoltura quella che è una vera e propria crisi sanitaria e ambientale.
Ancora più dannose, dunque, si rivelano essere tutte quelle misure episodiche, circoscritte e soprattutto non centrate sul problema. Ritornando, infatti, ad esaminare il caso di Napoli, piuttosto che concentrare tutti i propri sforzi e le proprie energie sul contenimento e sulla limitazione del traffico delle auto private, sarebbe necessario rivolgere la lente di ingrandimento sul Porto – ormai totalmente fuori controllo. Drammatica è, infatti, la mancata elettrificazione delle banchine – pur essendo stata prevista dal Pnrr.
Tuttavia, il porto non è certo l’unico luogo a Napoli ad essersi sviluppato in maniera totalmente selvaggia: sullo stesso piano si colloca anche l’aeroporto di Capodichino – lasciando l’aeroporto casertano di Grazzanise totalmente nuovo e disponibile. Ancor peggiori, in un simile quadro, si rivelano le innumerevoli dichiarazioni riportate dai vari candidati per la giunta regionale in Campania, dal momento che ignorano in maniera assolutamente superficiale la grave emergenza che suscita seri punti interrogativi sul futuro sanitario e ambientale del territorio.
A tal proposito, inoltre, la nota dell’ISDE – firmata da Antonio Marfella, Antonio Virgili, Luigi Costanzo, Sergio Angrisano, Vincenzo Santonicola e Gennaro Esposito, tutti esponenti di punta delle sezioni ISDE di Napoli e provincia – non ha mancato di porre domande provocatorie ma volte a denunciare una situazione simile: “Chiediamo di sapere se tale assurdo comportamento da parte del Comune metropolitano di Napoli, sia forse dovuto al semplice motivo che l’azienda Gesac, che gestisce l’aeroporto di Capodichino, fa parte del fondo f2 di proprietà al 12% del Comune di Napoli e che tale fondo rende non meno di 800 milioni di euro l’anno al Comune di Napoli?”
“Siamo costretti quindi – prosegue la nota – a porre questa precisa domanda: è più importante l’eccezionale incasso della GESAC di proprietà del Comune di Napoli o la salute pubblica dei cittadini di Napoli che anche per questi gravissimi motivi da decenni registra i peggiori dati sanitari di Italia? A chi dobbiamo chiedere per avere una risposta esaustiva?“
Insomma, il messaggio è chiaro e poco fraintendibile: l’ISDE Italia chiede al Governo e alle amministrazioni locali di mettere il piede sull’acceleratore sull’attuazione di politiche di riduzione delle emissioni. Tra gli ambiti più critici, di sicuro figurano la mobilità sostenibile, il riscaldamento urbano, le aree portuali e le numerose attività industriali, che pongono serie sfide per il futuro. Fondamentali sono, dunque, investimenti mirati e indirizzati al fine di potenziare l’efficienza energetica e la rigenerazione urbana, di modo da garantire a tutti i cittadini di inspirare nei propri polmoni aria pulita.
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