
Dopo gli eventi delle ultime settimane i giornali hanno ripreso a parlare di terrorismo. L’ipotesi di un legame tra i fatti di Bruxelles ed Annes con il conflitto in Medio Oriente si fa sempre più spazio nell’opinione pubblica.
In particolar modo è il ministro dell’Interno francese Darmanin a rivendicare questa relazione. A scopo preventivo, Darmanin ha ordinato il divieto delle manifestazioni pro Palestina su tutto il territorio nazionale, in quanto “generatrici di disordine pubblico”.
Siamo andati in giro per Parigi a chiedere ai cittadini della capitale cosa pensano a riguardo di queste scelte politiche.
«In Francia è presente la più grande comunità araba al di fuori di tali paesi, loro si oppongono agli atti terroristici che hanno luogo qui in Europa» afferma André Habib, docente di cinema a Montreal, in Canada, che in questo momento vive a Parigi.

«Il paese è frammentato: dopo gli allarmi terroristici ci resta da riflettere sul conflitto in Medio Oriente. La striscia di Gaza è definita da chi ci vive come “un cimitero a cielo aperto”, con un’altissima densità abitativa».

Andrè Habib, docente di cinema: «Le manifestazioni pro-Palestina sono state vietate perché si temeva una protesta di risposta pro-Israele. Questo avrebbe potuto generare ulteriori conflitti e violenze nel paese. Il terrorismo è una ferita mai guarita in Francia, sono stati anni di terrore.
La guerra in Medio Oriente è andata ben oltre il mero aspetto politico. E’ ora una questione di appartenenza viscerale. Da un lato abbiamo un popolo che si è visto sterminato dall’ideologia nazista, dall’altro un’altro ha assistito all’invasione della propria terra al termine della II guerra mondiale.
Parlare di questi temi è difficile, viene messo spesso in discussione il diritto alla libertà di espressione che però si scontra con realtà e culture differenti. In Italia il 27 gennaio si parla sempre di Auschwitz, qui non è possibile, perché la fine del martirio di un popolo è stata l’inizio del genocidio di un altro nelle proprie terre» prosegue il docente.
Roman, studente dell’UPC: «Vietare una manifestazione con questo pretesto è assolutamente ingiustificabile. Perché non vietare allora tutte le manifestazioni che portano avanti un pensiero opposto rispetto a quello dello Stato?».
Dune, studentessa dell’UPC: «Lo Stato francese dovrebbe essere in grado di condannare fermamente le azioni di Israele tanto quanto le violenze di Hamas. Manifestare in favore della Palestina non significa difendere il terrorismo di Hamas. Parte del popolo francese è indignato per ciò che i palestinesi stanno subendo»
Andrè Habib: «Potremmo dire che l’Europa, paesi come l’Italia e la Francia, cristiani, restano esterni alla questione. Non ne sono direttamente coinvolti. Direi più che sono spettatori di una strage che si consuma ogni giorno sotto i loro occhi e con il loro consenso. E’ la Francia inoltre a creare ulteriori discrepanze tra le comunità. Il popolo arabo viene da sempre discriminato, mentre molti posti influenti sul piano sociale sono occupati da generazioni di famiglie ebraiche».
Roman: «Se intendiamo lo Stato Francese, implicitamente è così. I politici non fanno nulla e non ammettono nemmeno l’esistenza del razzismo sistemico che effettivamente esiste qui.
Non parlare del problema significa non affrontarlo a dunque perpetuarlo. Il razzismo si genera collettivamente ma viene riprodotto individualmente, e trova il suo sostegno proprio nelle ambizioni politiche xenofobe di alcuni partiti».
Dune: «Penso ci sia sicuramente una tendenza islamofobica, legata al nostro passato con l’Algeria. I problemi principali sono legati all’immigrazione e alle violenze della polizia ai danni di cittadini neri o arabi. Inoltre è emersa di recente l’ideologia “femminazionalista”, la quale si accanisce sulle donne arabe con il pretesto di difenderne i diritti, ma di fatto violandone cultura e promuovendo messaggi islamofobici».
Dune: «Gli studi hanno dimostrato che la polizia ha votato a stragrande maggioranza per RN (partito di estrema destra, partito razzista e anti-immigrazione). Eric Zemmour, esponente di estrema destra molto disinibito, ha ottenuto il 7% alle ultime elezioni presidenziali. Marine Lepen (RN) è riuscita ad avanzare due volte al secondo turno delle elezioni presidenziali. Non so se tutto questo significhi che “i francesi sono razzisti” ma la questione in effetti si pone..
Roman: «Credo che il governo reagisca piuttosto male e ne vediamo il riflesso nelle politiche “morali” messe in atto: le parole e le azioni di alcuni politici, in particolare Gérald Darmanin, ministro degli Interni, rafforzano i pregiudizi sull’identità di potenziali terroristi. L’incapacità di fornire un corso esplicativo per comprendere i dettagli del terrorismo è, per me, una conseguenza che contribuisce anche alla crescita di questi pregiudizi».
Dune: «Lo Stato ha un dovere nei confronti dei suoi cittadini: quello di difenderli e rassicurarli. Per questo ho profonda fiducia nei nostri servizi segreti, DGSI e DGSE, che svolgono un ottimo lavoro. Con gli attentati del 2015 e poi del 2016, la Francia resta in un clima di ansia quasi traumatico e perenne, da qui probabilmente la reazione molto rapida del paese riguardo all’istituzione dell’allerta massima per gli attentati.
Abbiamo un passato, non vogliamo riviverlo.
Lo Stato non deve mostrare la sua paura, per non diffondere il panico tra i francesi, e fa abbastanza bene il suo lavoro in questo senso».
di Valeria Marchese
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