
Il 10 dicembre del 2023 nell’ università degli studi di Napoli Federico II “Complesso di Monte Sant’Angelo” il Coordinamento Napoletano Donne nella Scienza e l’INFN hanno organizzato, come avviene ormai da cinque anni a questa parte, un seminario contro la violenza di genere.
Quest’anno i gruppi hanno deciso di portare l’attenzione sulla Palestina, dunque sulle donne palestinesi. Proprio per questo il Coordinamento Napoletano Donne nella Scienza e l’INFN hanno deciso di chiedere la collaborazione al gruppo studentesco MSA per la Palestina, il quale ha accettato e con molto entusiasmo come ci racconta una studentessa: «il nostro gruppo nasce proprio per dar voce e solidarietà ad un popolo da troppo tempo segnato dall’occupazione militare, dall’apartheid e dalla discriminazione razziale. Proprio per questo abbiamo accettato senza esitazioni l’invito del Coordinamento Napoletano Donne nella Scienza. Crediamo, infatti, che l’Università non sia solo un luogo destinato alla conoscenza e all’apprendimento “passivo” ma che sia soprattutto un terreno fertile per il confronto e l’azione sulla realtà che ci circonda».
“Questione di genere e colonialismo-voci di donne palestinesi” è il titolo assegnato al seminario di ieri, moderato dalle professoresse Angela Gargano e Maria Rosaria Masullo, il quale ha dato voce a diverse donne tra le quali Francesca Albanese, Cecilia Della Negra, Monica Ruocco e altre cinque donne palestinesi.

Ѐ stato davvero interessante ascoltare testimonianze di donne che in altri termini sarebbero state censurate, come ci dice la professoressa Maria Rosaria Masullo: «se vogliamo che qualcosa cambi dobbiamo cambiare noi. Occorre dare voce a chi viene zittita, non ascoltata e occorre farlo laddove il pensiero del futuro si sviluppa, per riportare nelle università il dibattito politico. Per provare ad essere a fianco alle donne palestinesi».
Abbiamo, infatti, sentito altri essere umani che con gli occhi lucidi ci hanno narrato di quanto poco sia bastato ad uccidere dei loro parenti o mandarne in carcere altri. In situazioni del genere, in cui c’è una forte oppressione da parte di uno Stato su un altro si potrà capire bene come le donne, già di per sé oppresse dal patriarcato, subiscano una doppia oppressione. Se per noi, donne di Paesi non oppressi, è ancora così difficile dover dimostrare che non siamo proprietà di nessuno, che il nostro corpo non è un oggetto, che noi siamo le uniche proprietarie del nostro corpo e proprio per questo siamo le uniche a dover rispondere sulle decisioni da prendere su di esso, lo è ancora di più se già la tua condizione di essere umano, prima che di donna, viene svalutata.
Dunque, momenti come quello di ieri diventano necessari ad educare, a ricordare ciò che la storia avrebbe dovuto già insegnarci e soprattutto ad insegnare a fare spazio, dove fare spazio assume una concezione collettivistica di un luogo fatto insieme in cui tra pari si afferma la reciproca esistenza.
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