
«Gli animali – afferma Roberta Gaeta – non sono peluche da regalare sotto l’albero per poi essere abbandonati prima di partire per le vacanze estive». Tra le pagine della triste realtà del canile lager di Casaluce, emerge un lieto fine che riempie di speranza il cuore degli amanti degli animali. In un mondo dove la sofferenza e l’abbandono sembrano essere all’ordine del giorno, l’intervento determinante dell’ex ministro all’ambiente Sergio Costa ha aperto la strada a un nuovo capitolo di vita per oltre 400 cani vittime di maltrattamenti. Come un palcoscenico che accoglie storie di rinascita, il decreto ha gettato le basi per adozioni che consentiranno a questi dolci amici a quattro zampe di abbandonare le gabbie che hanno conosciuto. La Procura di Napoli Nord ha così scritto una pagina di diritto, aprendo un prezioso precedente nel più grande sequestro di un canile lager in Italia. Ne abbiamo discusso con la consigliera regionale Roberta Gaeta la quale ci ha raccontato l’intera storia nei suoi più particolari dettagli.
«Nello specifico – afferma la consigliera –, si trattava di uno dei più grandi allevamenti, incredibilmente autorizzato, diventato noto solo perché il numero elevato di cani “detenuti” superava le 400 unità. Mi sono immediatamente attivata, prendendo contatti con il reparto Gruppo Carabinieri Forestale di Napoli. Successivamente, mi sono recata più volte in quell’allevamento, verificando personalmente lo stato in cui si trovavano oltre 400 cani, pronti per essere venduti in molti mercati non autorizzati. Ho constatato centinaia di box privi di acqua, luce, riscaldamento e alimenti, dove molte cucciolate erano appena state partorite, con box pieni di sangue. Ho coinvolto il presidente della commissione salute e ambiente, il CRIUV (Centro di riferimento regionale per l’Igiene Urbana Veterinaria) e i volontari». Una situazione che fa davvero riflettere e che pone l’attenzione sul tema in quanto tantissimi altri sono i casi affrontati dalla consigliera, nel corso della sua carriera, a partire da allevamenti totalmente abusivi, alla detenzione di cani destinati alla terribile pratica dei combattimenti, ad abitazioni di pochi metri quadrati in cui venivano a malapena curati decine di cani e gatti, in condizioni igienico-sanitarie incredibili.


Per tali abusi esistono invece delle punizioni consone al reato? Ma, soprattutto, a che punto è la legislazione? «Purtroppo la legislazione attuale non basta per tutelare davvero gli animali da maltrattamenti e abusi, ma c’è da chiedersi come mai un allevamento autorizzato e controllato da vari enti pubblici sia “esploso” così all’improvviso. Non è plausibile che si raggiungano in pochi mesi oltre 400 cani, e sembra improbabile che nessuno fosse al corrente di ciò che stava accadendo in quell’allevamento. Il sequestro effettuato dalla Magistratura è stato determinante, ma si sarebbe dovuto intervenire molto prima. Deve esserci stato qualcosa che non ha funzionato nei controlli periodici e che io ho segnalato alle autorità di vigilanza. Certamente andrò fino in fondo».
Attualmente il canile sequestrato è stato affidato in gestione temporanea ad associazioni animaliste. Qual è il pensiero a riguardo? «Premetto che la situazione non era semplice; ad ogni modo, auspico che l’affidamento temporaneo sia dato ad associazioni animaliste e non a singole persone. Come può una singola persona curare e gestire oltre 400 cani? Si corre il rischio che ad aiutare la singola persona in uno spazio così grande e incontrollabile, si infiltri chi ne vuole trarre profitto o vantaggio di altra natura. In queste situazioni potrebbe accadere che un “volontario” ne possa approfittare per prendere cani di razza e farne un’attività lucrativa. Ritengo necessario che le istituzioni si pongano l’obiettivo di creare luoghi o programmi specifici per gestire situazioni che prevedono grandi sequestri come in questo caso, e che la Regione si doti di un elenco di associazioni riconosciute».
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