
Dove un tempo si celebrava la fede, oggi ci si prepara a parcheggiare le auto. Dopotutto, il salto da luogo di culto a garage appare piuttosto breve in via Filippo Palizzi al Vomero. Proprio lì, all’interno dell’antica cappella “Mater Dolorosissima”, una gru ha occupato lo spazio dove un tempo c’era l’altare, riducendolo lentamente in un cumulo di polvere e detriti. Gli interventi si inseriscono all’interno di un’operazione ben più ampia, che prevede una radicale trasformazione dell’ex complesso dell’Istituto Notre Dame, plesso scolastico per bambini sorto nel 1943. Al suo interno verranno realizzati sei appartamenti di lusso con annesso parcheggio e affacci esclusivi sulle acque del golfo di Napoli.
A sollevare numerosi dubbi è stato Antonio Pariante, presidente del Comitato Civico di Santa Maria di Portosalvo, il quale ha condiviso ai microfoni di Informare non poche perplessità: «Da quando abbiamo posto sotto osservazione questo cantiere, abbiamo riscontrato che questa cappella era un luogo di culto attivo, frequentato dai residenti. Oggi purtroppo subisce questa violenta trasformazione per un edificio di lusso». Una dinamica che accende molti campanelli d’allarme, soprattutto alla luce di alcune analisi che hanno rilevato che la struttura risulta tutt’ora accatastata «come “oratorio”», ha puntualizzato Pariante.
Una vicenda complessa, che riaccende i riflettori su una questione ormai da anni al centro del dibattito pubblico: la destinazione d’uso degli edifici religiosi. Un tema caldo, soprattutto in un’epoca come quella attuale, segnata da un drastico crollo delle vocazioni e dei fedeli. E se è vero che il patrimonio storico e religioso partenopeo è vastissimo e vanta un valore inestimabile, è altrettanto vero che la sua gestione è diventata sempre più difficile. E quanto sta accadendo in via Palizzi ne è una testimonianza evidente.
Ma le preoccupazioni non finiscono qui. Il Comitato Civico ha infatti avviato una serie di ricerche anche presso gli enti preposti, tra i quali si segnalano il Comune, la Curia e la Sovrintendenza. Tuttavia, ad oggi, soltanto quest’ultima ha fornito un reale riscontro, promettendo di proseguire le indagini al fine di accertare se una simile conversione è legittima e se corrisponde a ciò che impone un vincolo architettonico. A tal proposito, infatti, è importante considerare che la cappella «risulta iscritta nel Catalogo Generale dei Beni Culturali del Ministero della Cultura», come ha ricordato Pariante.
Ad ogni modo, a margine di questa vicenda, resta una realtà amara e incontrovertibile: «Nel quartiere Vomero – ha concluso Pariante – abbiamo perso in un solo colpo una scuola per i bambini e un luogo di culto». Un bilancio che va ben oltre la semplice cronaca urbanistica. Ed è proprio alla luce di ciò che ritorneremo presto su questa vicenda, per fare luce su una dinamica che lascia ancora troppi punti interrogativi aperti. Perché quando la speculazione ha il rumore delle ruspe e del cemento, a sparire nell’indifferenza non sono solo edifici, ma presidi di comunità.
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