
La scuola primaria “Domenico Morelli” di via Merliani, nel cuore del Vomero, è destinata alla chiusura definitiva entro il 2027. Nonostante una platea di circa 200 bambini regolarmente iscritti, il Comune di Napoli ha deciso di non rinnovare il contratto di locazione dell’immobile, scatenando una crisi logistica che coinvolge famiglie, personale scolastico e istituzioni locali.
La scelta del Comune di smantellare il plesso Morelli non risponde a un calo della domanda scolastica bensì a una precisa esigenza di bilancio: l‘eliminazione dei fitti passivi per immobili privati. La struttura, composta da sette unità immobiliari di proprietà di tre diversi eredi, rappresenta oggi un costo pari a 150mila euro l’anno che l’amministrazione comunale intende azzerare. Ad accelerare la fine dell’istituto si è inoltre aggiunto un critico nodo strutturale legato alla sicurezza: l’adeguamento alle nuove normative anti-incendio prevedrebbe pesanti costi di ristrutturazione che, trattandosi di un edificio prossimo alla dismissione, la proprietà privata non appare intenzionata a sostenere. Le ipotesi di spostamento avanzate finora non sono per altro soddisfacenti: gli istituti Quarati e Belvedere, inizialmente ipotizzati come possibili approdi, hanno infatti già dichiarato l’indisponibilità di spazi, mentre l’ipotesi di spostare le classi verso via Tosti viene respinta a causa dell’evidente scomodità logistica rispetto al centro del quartiere.
Il caso della Morelli è solo un tassello del piano di “dimensionamento scolastico” che sta colpendo l’intera città, dal Vomero fino a Fuorigrotta e Pianura. L’assessore all’Istruzione Maura Striano ha difeso la linea degli accorpamenti, parlando di “verticalizzazione” e creazione di istituti comprensivi per ottimizzare le risorse. Tuttavia questa burocrazia si scontra con una realtà di quartieri che vedono sparire i propri presidi sociali; basti pensare che al Vomero sono già stati chiusi in passato i plessi Caccavello e Ruotolo. In questo clima di incertezza istituzionale, le famiglie chiedono che il risparmio economico non prevalga sulla stabilità educativa, temendo che la fine della Morelli sia solo l’ennesimo passo verso un impoverimento dei servizi essenziali nel cuore di Napoli.
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