
Voti contati in cambio dell’appalto del cimitero, della gestione di un chiosco e della realizzazione di un’area fieristica da dare in gestione. La parabola dei comuni campani pare abbia un copione identico scritto in partenza. Spesso amministratori locali risultano coinvolti con i clan della criminalità organizzata, con a carico accuse di corruzione, voto di scambio politico mafioso o appalti truccati; accuse che spesso portano a un conseguente scioglimento del comune.
Questa volta i reati contestati sono lo scambio elettorale politico-mafioso, induzione indebita a dare o promettere utilità, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio, favoreggiamento personale. È toccato agli amministratori del comune di Santa Maria a Vico: ai domiciliari il sindaco, Andrea Pirozzi, l’ex assessore Marcantonio Ferrara, il consigliere Giuseppe Nuzzo ed il vicesindaco e candidata alle regionali Veronica Biondo. Mentre sono stati arrestati 2 presunti esponenti del clan Massaro.
Nella giornata di oggi, 22 ottobre 2025, i quattro amministratori sono finiti agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta sul presunto scambio di appalti in cambio di voti che ha travolto il Comune di Santa Maria a Vico (CE). Le misure cautelari sono scattate per ordine del gip di Napoli, mediante l’operazione “Suessola” della Guardia di Finanza (compagnia di Marcianise) partita stamane e che ha colpito anche due esponenti, portati in carcere, del clan Massaro, egemone nell’area orientale del Casertano.
L’inchiesta avrebbe come fulcro temporale le elezioni del 20 e 21 settembre 2020, durante le quali pare che il clan Massaro abbia sostenuto diversi candidati in modo da assicurarsi l’assegnazione degli appalti una volta costituito il nuovo Consiglio comunale.
In particolare, secondo le indagini sarebbe emersa in una prima fase l’interesse da parte di esponenti della criminalità organizzata riguardava la gestione dell’appalto riguardante l’ampliamento del cimitero comunale di S. Maria a Vico.
Successivamente sarebbe emerso un quadro ben più ampio di rapporti. Da ciò che si legge dal comunicato della Guardia di Finanza provinciale, infatti, le intercettazioni avrebbero fatto emergere una calcolata e precisa pianificazione della distribuzione di voti, in modo tale da favorire non solo i candidati di riferimento, ma, addirittura, nell’elezione a consigliere provinciale di un candidato della lista avversaria. Si legge ancora: “In più occasioni, il referente della fazione criminale in indagine preannunciava l’esito delle elezioni, ai candidati al Consiglio Comunale, anche in ordine alle cariche che poi gli stessi avrebbero rivestito”.
Di conseguenza al favoreggiamento elettorale, nel periodo successivo si palesavano rilevanti interessi economico-criminali che il gruppo camorristico avrebbe tentato di perseguire con la connivenza degli amministratori comunali fatti eleggere. Ecco che viene segnalata l’intenzione di realizzare un impianto di cremazione attiguo al cimitero, con finanche l’affidamento della gestione del servizio ad una nuova società della quale uno dei due soggetti affiliati sarebbe diventato socio occulto.
Non solo, ci sarebbe persino l’assegnazione della concessione comunale di un chiosco-bar della frazione di San Marco in favore di familiari di uno dei due soggetti pregiudicati. Per il chiosco in questione, tra l’altro, non si sarebbe proceduto alla riscossione di canoni pregressi non versati e all’abbattimento del locale risultato gravato da rilevanti abusi edilizi.
Alcuni esponenti del Consiglio Comunale coinvolti dalle indagini si sarebbero attivati nell’emanazione di un apposito regolamento comunale per la realizzazione di un’area fieristica la cui gestione sarebbe stata dovuta affidare ai suddetti esponenti criminali. Infine, sono emersi anche gravi indizi con riferimento ad un’ipotesi relativa alle pressioni sul legale rappresentante di una società di un appalto comunale per l’assunzione di un referente del clan con precedenti penali per associazione di tipo mafioso. Tutti gli indagati sono da ritenere presunti innocenti fino a sentenza definitiva.
di Domenico Barbato e Luca De Matteis
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