
Appena varcata la soglia di Villa Pignatelli, lo sguardo viene catturato da un’immagine che è insieme racconto e dichiarazione di intenti. È il “Vesuvius” di Andy Warhol a imporsi come icona seriale, lucida e seducente, mentre accanto si staglia la “Madonna con la pistola” di Banksy, apparsa intorno al 2010 sui muri di piazza Gerolomini, sulla casa del celebre “Agostino ’o pazzo”. Da questo primo cortocircuito visivo prende forma “Warhol vs Banksy. Passaggio a Napoli”, la mostra organizzata da Metamorfosi Eventi e ospitata fino al 2 giugno a Villa Pignatelli.
«Questa mostra nasce da una riflessione» ci spiega Giuseppe Stagnitta, uno dei curatori. Un’idea suggerita dallo stesso Banksy nel 2005, quando al Santa’s Ghetto presentò opere che si appropriavano di icone warholiane, condividendo «i meccanismi dell’arte e dell’industria del sistema del consumo» messi a punto dal re della Pop Art. Il punto di arrivo è una consapevolezza spiazzante: «L’arte non è più l’oggetto, ma diventa il soggetto» dice ancora Stagnitta.
“Nel futuro ognuno di noi sarà famoso per 15 minuti”, diceva Warhol; “Ognuno nella vita avrà 15 minuti di anonimato”, risponde Banksy.
Il confronto tra Warhol e Banksy diventa una riflessione più ampia sul destino dell’arte.
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