
Inaugurata da un paio di giorni al PAN in via dei Mille la mostra David Bowie: the passenger. By Andrew Kent, organizzata da Navigare con la curatela di Vittoria Mainoldi e Maurizio Guidoni di Ono Arte. L’esposizione sarà in programma al PAN dal 24 settembre al 29 gennaio 2023.
L’esposizione affronta il tema del viaggio, della musica, dell’amicizia e della fotografia. Gli scatti sono quelli del fotografo Andrew Kent, nel corso di Isolar Tour che partirà da Vancouver il 2 febbraio 1976 per concludersi a New York il 18 maggio dello stesso anno: 64 concerti in 12 paesi in meno di quattro mesi. La parte americana del tour si con concluderà al Madison Square Garden il 26 marzo del 1976, per poi spostarsi verso l’Europa partendo dalla Germania, toccando Berlino, fortunata meta. Nei tre anni successivi nascerà infatti, la Trilogia berlinese, con gli album Low (1977), Heroes (1977) e Lodger (1979), e Bowie stringerà uno stretto legame con Iggy Pop.

In tour l’artista è David Bowie, nato come David Robert Jones. Lui è The Thin White Duke, il sottile duca bianco: sottile nel corpo, bianco nel colorito. Anche se l’aggettivo si presta ad una duplice interpretazione, la seconda legata all’uso di sostanze di cui David era dipendente: “scappa dalla coca, di cui faceva uso nel suo paese – racconta il curatore durante la presentazione della mostra – e in tour trova l’eroina“. Nel corso degli anni gli pseudonimi utilizzati dal cantante saranno Ziggy Stardust, Alladin Sane, Halloween Jack, Nathan Adler e, appunto, The Thin White Duke. Nel corso di questi passaggi Bowie, camaleontico ed estremo, cambierà nomi, aspetto e personalità. L’album Station to Station promosso nel corso dell’Isolar Tour rappresenterà per lui il primo passo verso ilo cambiamento e verso una notorietà mondiale.

Nelle fotografie Kent documenta concerti e viaggi, in treno e nave. Ci sono scatti in hotel e nelle città toccate come Berlino, oppure Mosca dove rimasero per sette ore a camminare per le vie, Basilea, Helsinki, e luoghi rappresentativi come la Piazza Rossa di Mosca, la Berlino Est, la Victoria Station di Londra, terra natale di David dove si verificò l’incidente del saluto nazista immortalato da uno scatto fotografico, Brest in Bielorussia dove Kent racconta che vennero fatti scendere dal treno e nei bagagli vennero loro sequestrate alcune riviste di Playboy e libri sul nazismo di Bowie. E infine, Parigi, ultima tappa, dove Kent fotografa per due ore in hotel Bowie in vestaglia mentre, elegante e divo, si ridisegna il trucco allo specchio.

Nelle foto di mostra compaiono anche i compagni di viaggio di Bowie come l’americano amico e cantante Iggy Pop, l’assistente personale Coco Schwab, che avrà un legame molto intimo e stretto con l’artista, intervallato da una breve assenza tra il primo e il secondo matrimonio di Bowie, ma che resterà con lui fino alla morte nel 2016, e Patatine Gibbson, tour manager del tempo. L’allestimento vede anche due sezioni espositive dedicate alla carriera cinematografica di Bowie e ai costumi, quest’ultima in collaborazione con il corso triennale di Fashion Design dell’Accademia di Belle Arti di Bologna.

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