
Con l’arrivo della stagione estiva, cresce l’attenzione verso il West Nile e con questo la preoccupazione per la diffusione del virus. Secondo i dati diffusi dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità, nel 2025 l’Italia ha registrato 145 casi confermati di infezione nell’uomo, di cui 59 nella forma neuroinvasiva, inoltre sono stati confermati 13 decessi.
Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, rassicurando l’opinione pubblica ha affermato: «La situazione è sotto controllo e costantemente monitorata. I numeri sono in linea con quanto osservato in passato: nel 2018 i casi furono 618, nel 2022 addirittura 728. Eppure ricordo, in quegli anni, non ci furono allarmi mediatici».
La febbre West Nile è una malattia virale provocata dal West Nile Virus (WNV), appartenente alla famiglia dei Flaviviridae. Non si tratta di un malattia “nuova”, è stata scoperta per la prima volta nel 1937 in Uganda e prende il nome dal distretto in cui fu isolata. É un virus diffuso in diverse aree del mondo, tra cui Africa, Asia, Europa, America e Australia, da diversi anni.
Il principale vettore di trasmissione del virus all’uomo sono le zanzare, in particolare quelle del genere Culex. L’aumento dei casi in questo periodo, infatti, è dovuto al caldo estivo e la conseguente proliferazione delle zanzare. L’essere umano, però, non trasmette il West Nile ad altri, né tramite contatto diretto né attraverso le vie respiratorie.
Nell’ 80% dei casi l’infezione è asintomatica, mentre un 20% manifesta sintomi lievi e simili a quelli di un’influenza: febbre, mal di testa, nausea e dolori muscolari.
Le forme gravi sono molto rare e costituiscono circa l’1% dei casi ed i sintomi possono essere paralisi, coma e, in casi estremi, la morte. I soggetti più a rischio sono gli anziani e le persone con basse difese immunitarie.
Nel 2025, i 145 casi confermati si distribuiscono in 10 regioni e 37 province. Le regioni più colpite sono il Lazio (93 casi di cui 4 decessi), la Campania (24 casi di cui 7 decessi), il Veneto (14 casi), il Piemonte (4 casi di cui 1 decesso), Emilia-Romagna (4 casi), Lombardia (3 casi), Sardegna (2 casi) e Puglia (1 caso).
Tra i 145 casi, 10 sono stati scoperti tramite controlli sui donatori di sangue, quindi completamente asintomatici, altri 75 hanno presentato sintomi febbrili, mentre solo 59 hanno sviluppato forme gravi.
Il Nord Italia, più colpito dal virus in passato, ha registrato meno casi quest’anno, probabilmente grazie ad un’estate più fresca, che ha ostacolato la proliferazione delle zanzare. Il ministro Schillaci, infatti, ha sottolineato come il cambiamento climatico stia modificando il modo in cui le malattie trasmesse da vettori si diffondono.
Il West Nile non è una novità per l’Italia. Com’è stato sottolineato dal Ministro della Salute l’esperienza maturata negli anni precedenti – con picchi ben più alti nel 2018 e nel 2022 – ha mostrato che il sistema sanitario è pienamente in grado di gestire la diffusione del virus. Adesso l’invito è alla responsabilità e non all’allarmismo. Schillaci ha affermato la necessità di continuare a puntare sulla prevenzione e sulla collaborazione tra istituzioni sanitarie e cittadini per affrontare questo momento.
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