
C’è gente per cui l’estate vuol dire staccare la spina, svagarsi e rilassarsi un po’. C’è una piccola parte di Napoli che, invece, quest’estate l’ha passata tentando di non perdere il proprio posto di lavoro. La questione della chiusura del trasferimento di massa “coatto” dei lavoratori della sede di Napoli di Zenita Group ha riguardato le vite di queste 120 persone per tutta l’estate.
Tocca fare un passo indietro, dunque, per capire cosa sta succedendo. A fine maggio, in un confronto nazionale coi sindacati, viene presentato dal gruppo il nuovo piano industriale, poi confermato nell’annuncio ufficiale del 17 giugno. Tra i cambiamenti, varie riorganizzazioni di alcune sedi. Se, però, per le altre sedi interessate, cioè Torino, Padova e Modena, quella che sembra profilarsi è una permanenza in città, una sola è quella per cui, fin dall’inizio e tutt’oggi, una chiusura permanente sembra essere inevitabile, quella partenopea.
Il gruppo si sposterebbe qualche centinaio di chilometri più in là, a Salerno. Parte di quei 120 lavoratori sarebbero trasferiti lì, mentre la maggior parte sarebbe trasferita a Roma. Ma qui le cose si complicano. Ed è qui, infatti, che abbiamo cercato di fare chiarezza.
Per farlo, abbiamo parlato con Paola Simeoni, dipendente della sede di Napoli e sindacalista FIOM-CGIL che sta rappresentando i lavoratori in protesta e che ci ha parlato di questa scelta di spostarsi da capoluogo a capoluogo: «Stanno studiando dei progetti finanziati che sono fortemente legati al territorio, progetti magari con le università che sono legati al territorio, Quando firmi questi progetti e quindi hai dei sovvenzionamenti tu sei obbligato a rimanere sul territorio, non è che puoi prendere i soldi e scappare, ma devi rimanere almeno un certo numero di anni sul territorio».
Questa è certamente un’ipotesi plausibile: finiti i fondi ministeriali e i finanziamenti al territorio in una certa città, ci si sposta in un’altra per intercettarne altri. Una legittima strategia aziendale, che però non tiene conto dei 120 lavoratori che in quell’azienda ci lavorano da più di dieci anni. O meglio, ne tiene conto, ma, secondo la sindacalista, in maniera sospetta: «Il sospetto (perché è solo un sospetto, non ce lo direbbero e non ce lo diranno mai) è che loro vogliano liberarsi di noi e snellire questa azienda». In altre parole, un licenziamento mascherato. Tesi corroborata dal fatto che, almeno per ora, l’azienda non sembra ammorbidirsi su un contratto full remote, e che invece prevede solo il 50% di smart working con settimana corta, con l’obbligo, quindi, di almeno 2 giorni a settimana in presenza.
Quello che non vi abbiamo ancora detto è che la maggior parte dei dipendenti della sede partenopea di Zenita Group ha superato i 50 anni. Difficile, dunque, pensare che sia fattibile per un lavoratore nella maggior parte dei casi anziano, accettare di spostarsi 2 giorni a settimana da una regione all’altra. Il sospetto dei lavoratori, dunque, è quantomeno giustificato.
Non si è fatta attendere la risposta dell’azienda, che è in realtà rimasta abbastanza coerente fin dal principio, dando più o meno sempre lo stesso tipo di rassicurazioni. Anche quando, il 15 luglio, i sindacati sono stati ricevuti in Regione e hanno ottenuto da quest’ultima l’impegno per l’invio di una lettera al Ministero delle Imprese, il gruppo italiano ha risposto: «Zenita group non sta lasciando la Campania, anzi ha programmato un piano di assunzioni che vedrà 60 nuove risorse arrivare entro il 2028. Con Salerno abbiamo scelto una sede baricentrica per il gruppo e continueremo a investire su competenze e su nuove tecnologie. La nostra presenza a Napoli non termina; resterà comunque un presidio di Zenita».
Chiariamo che la chiusura della sede al Centro Direzionale è sicura e definitiva. Restano dunque da capire dimensioni e funzioni di questo presidio che l’azienda dichiara di garantire.
Sul lato delle condizioni di lavoro, l’azienda ribadisce: «Zenita Group ha adottato il modello di lavoro agile più evoluto del comparto metalmeccanico, che prevede due giorni di smart working settimanale e la settimana corta».
La posizione dell’azienda, così come quella dei lavoratori, è chiarissima. Ad oggi, non sembrano esserci segnali di distensione tra le due parti, in uno scontro che rischia, vada come vada, di tradursi in una perdita importante per la città di Napoli. Quel che è sicuro è che la questione non finisce qui, e noi continueremo a monitorarla e a raccontarla.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...