
Dal 31 dicembre 2024 Napoli ha introdotto le “zone rosse” in alcune delle sue aree urbane più sensibili, come Vomero, Chiaia, piazza Garibaldi e ai Decumani. Il provvedimento, firmato dal prefetto Michele di Bari, è stato prorogato fino al 30 giugno 2025. Nel corso dei mesi, è stato esteso anche a diversi comuni dell’area metropolitana: Pozzuoli, San Giorgio a Cremano, Castellammare di Stabia, Pompei, Torre Annunziata, Ottaviano, e, più di recente, al quartiere di Ponticelli, dove la zona rossa è stata istituita il 14 maggio.
Le zone rosse sono regolate dall’articolo 2 del Testo Unico di Leggi di Pubblica Sicurezza e vengono disposte dal prefetto dopo il parere del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, su impulso del Ministero dell’Interno. In pratica, si tratta di aree circoscritte dove, per motivi di sicurezza, le forze dell’ordine possono allontanare soggetti considerati pericolosi o molesti. Il divieto di accesso, eventualmente disposto dal questore in caso di recidiva, ha una durata variabile da 12 a 24 mesi. Le condotte che giustificano tali misure vanno dalla presenza insistente in zone pubbliche alla detenzione di armi, dallo spaccio ai reati contro la persona fino ai danneggiamenti. Ogni provvedimento ha una validità di tre mesi, ma può essere rinnovato, rendendo l’effetto della misura potenzialmente duraturo.
A spiegarci l’importanza del provvedimento, l’assessore alla Polizia Municipale e alla Legalità, Antonio De Iesu, ex questore di Napoli. «Sono uno strumento in più, altrimenti non si fa mai nulla», afferma. Ma aggiunge anche: «Ogni decisione viene presa con attenzione. Il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica non agisce a cuor leggero: ascoltiamo forze dell’ordine, sindaci, municipalità, associazioni locali». Nel caso di Ponticelli, spiega, non sono stati inclusi i quartieri limitrofi come Barra o San Giovanni a Teduccio, a conferma del fatto che ogni zona rossa viene tracciata in modo mirato, sulla base di dati e segnalazioni specifiche. «Non si può dire “missione compiuta” – aggiunge – finché esistono diseguaglianze sociali. La sicurezza pubblica ha senso solo se accompagnata da interventi su lavoro, educazione, sostegno alle famiglie. Napoli sta cambiando: i bipiani di Ponticelli, le Vele di Scampia e il Bronx di San Giovanni ne sono un segno. Riqualificare gli spazi urbani aiuta anche l’ordine sociale».
Sul fronte opposto, l’avvocata Stella Arena ha presentato ricorso al TAR Campania contro la proroga delle zone rosse, affiancata dal dottorando Andrea Eugenio Chiappetta e da numerose realtà associative, tra cui “A Buon Diritto” e “ASGI”. L’ordinanza, a loro avviso, viola princìpi costituzionali come la libertà personale e di circolazione, poiché si fonda su semplici segnalazioni. «Così facendo – dichiara Arena – si costruisce una presunzione di pericolosità che non ha basi. Il rischio è colpire persone vulnerabili, marginali, spesso straniere». Nel ricorso si chiede anche la sospensione cautelare, evidenziando il possibile impatto negativo sul tessuto sociale ed economico dei quartieri coinvolti. «I controlli effettuati finora mostrano una netta sproporzione verso i cittadini stranieri. Questo apre la strada a dinamiche discriminatorie che non hanno nulla a che fare con la sicurezza».
Il ricorso è stato discusso il 17 giugno. Il TAR ha rigettato la richiesta di annullamento, sottolineando che l’efficacia della misura cesserà il 30 giugno 2025. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che il ricorso «presenta profili di possibile fondatezza», soprattutto rispetto alla “temporaneità” del provvedimento. Il dibattito sulle zone rosse a Napoli resta aperto. Per alcuni, sono strumenti indispensabili per contenere il degrado urbano; per altri, rappresentano un pericoloso precedente che rischia di normalizzare restrizioni incompatibili con lo Stato di diritto. In una città come Napoli la sfida non è solo garantire sicurezza, ma farlo senza sacrificare i diritti. Trovare questo equilibrio sarà la vera prova per le istituzioni.
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