
Inaugurato nel 1950, lo Zoo di Napoli, sito nel quartiere Fuorigrotta, costituisce una delle maggiori attrazioni turistiche dei Campi Flegrei. Nell’arco del suo periodo di apertura, ci sono stati alti e bassi nella sua gestione. Negli ultimi dieci anni, però, si è assistito ad una vera e propria rinascita. Ne abbiamo parlato con uno degli operatori didattici, Giampiero Zarrilli.
«Lo zoo di Napoli ha riaperto nel 2013. C’era la vecchia gestione dell’ingegnere Floro Floris che ha comprato e rinnovato il tutto con un grande investimento, rinnovando e cercando di recuperare quello che già c’era. Prima gli animali erano tenuti in gabbie e recinti. Adesso, invece, vengono tenuti in degli exhibit molto curati. Personalmente, ho deciso di iniziare a lavorarci dopo aver notato questo grande miglioramento. Dunque, negli ultimi dieci anni, questa gestione si sta dimostrando molto migliore della precedente».
«Lo zoo offre una serie di attività per grandi e piccini. Io, ad esempio, mi occupo dei laboratori didattici. In pratica durante la settimana vengono gruppi di ragazzi per i quali prevediamo itinerari educativi diversi a seconda dell’età. I bambini più piccoli possono accarezzare le caprette; da più grandi possono dare da mangiare alle giraffe. Altri ancora, con degli operatori, si occupano di arricchimenti ambientali che consistono in degli esercizi in cui creano delle scatole nelle quali posizionano cibi e odori degli animali che i leoni e le tigri sono abituati a cacciare».
«Io sono un operatore didattico. Dovendo spiegare, si tratta anche di una guida. Questo perché quando facciamo i laboratori didattici è sempre anche compreso il giro per lo zoo. Mentre invece durante il weekend ci occupiamo principalmente di sorvegliare una zona. Per esempio, si viene assegnati alla zona Savana e la si controlla, certo si risponde anche a domande e curiosità, ma ci si occupa soprattutto del fatto che gli animali vengano rispettati».
«In un contesto metropolitano come il nostro, soprattutto considerando che si tratta di una città così grande, i bambini sono molto disabituati. Quelli che sono più abituati, ovviamente a vedere animali tipici da fattoria, sono quelli che vengono da quartieri più esterni alla città. Quelli che invece sono proprio della città, non conoscono proprio determinati animali, fatta eccezione per il gatto o per il cane. Non li hanno mai visti, o addirittura non ne hanno mai sentito parlare. Secondo me il contesto urbano ha portato ad un allontanamento, quindi lo zoo in questo senso ha anche questo compito: ricordare che esistono animali nel mondo e, soprattutto, educare in tal senso ragazzi e bambini. È proprio per questo che organizziamo laboratori didattici».
«Sono davvero molto varie. Ci sono bambini che impazziscono per gli animali, sono molto curiosi e fanno molte domande. Altri, invece, non dimostrano lo stesso interesse. Se c’è una cosa certa è che tendenzialmente i bambini impazziscono per le giraffe e per gli ippopotami. Tutti vogliono vedere anche i leoni e gli elefanti. Come è facile immaginare, si tratta degli animali più “incredibili” per loro, più lontani dal loro immaginario. Proprio per questo, tutti gli animali che ho citato sono quelli compresi nel percorso base dello zoo».
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