
Una riflessione sul pendolo valoriale della contesa, che oscilla fra il soggetto e il suo oggetto
Il 1° maggio si celebra nelle varie regioni del mondo il Labor Day. In Italia lo chiamiamo “Festa dei Lavoratori”.
È noto a tutti il proverbio, attribuito a Charles Darwin, secondo cui il lavoro nobilita l’uomo; ed effettivamente il lavoro è elemento fondante dell’identità umana senza il quale non potremo esprimere appieno noi stessi.
Lavorare significa svolgere un’attività attraverso la quale io sono in grado di mettere a frutto le mie proprie qualità personali al fine di restituire un prodotto, materiale o immateriale che sia, utile a me stesso o agli altri, e in grado di soddisfare me stesso o gli altri.
Del risultato del mio lavoro posso beneficiare io, personalmente, in quanto mi rendo consapevole del fatto di essere artefice e artigiano della mia esistenza e della mia esperienza di vita: modello e trasformo il mio tempo e le mie energie in qualcosa di utile per me. Quanta gioia si ricava nel rendersi conto di aver svolto un buon lavoro?
D’altra parte, il mio lavoro può essere utile anche alla comunità.
Il mio lavoro può rendere un servizio della cui utilità non beneficio io ma beneficiano gli altri. Così, il lavoro mette in contatto persone, crea una rete di legami e stabilisce connessioni relazionali.
Il lavoro appartiene alla socialità perché è frutto dell’azione dell’uomo, il quale è egli stesso animale sociale. In questo modo diciamo che il lavoro è espressione diretta della natura umana.
Pertanto: senza lavoro non esisterebbe umanità.
In questo senso cogliamo appieno la formula di Darwin per cui «il lavoro nobilita l’uomo»: perché gli restituisce una dimensione umana sollevandolo dalla sua originaria condizione animalesca.
Giunti a questo punto siamo in grado di comprendere come la parola “lavoro” abbia un’accezione ben marcata, definita: essa esprime un’attività che richiede da noi un dispendio di qualcosa (competenze, tempo, utilizzo di energie) utile per creare qualcosa, ma al tempo stesso capace di restituirci qualcosa di totalmente nuovo (compenso economico, gioia, soddisfacimento e miglioramento delle proprie capacità).
È in questo senso che lavoro diventa un diritto sacro e un principio fondante della società.
Pensiamo alla nostra Costituzione. Il lavoro ritorna numerose volte nei primi articoli che la compongono. Figurativamente possiamo immaginare il lavoro come dei perni che fissano stabilmente a terra la base del nostro edificio sociale.
Art. 1 «L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro…»
Art. 4 «La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società».
A soli due articoli di distanza dal primo, la Costituzione ritorna di nuovo sul concetto di lavoro, ma con uno scopo diverso.
Nell’articolo 1, il lavoro è considerato nella sua sfera oggettiva: esso è lo strumento primario con cui si può istituire un sistema di vita comune.
Nell’articolo 4, il lavoro viene considerato invece nella sua sfera soggettiva, ossia come diritto e dovere di ogni individuo.
Ma è molto importante notare la collocazione che si è voluto dare al diritto al lavoro, inserendolo ancor prima della descrizione della bandiera (art. 12), della negazione della guerra (art 11), del riconoscimento delle religioni (art. 8), dell’affermazione dell’indivisibilità della Repubblica (art. 5).
È un dettaglio non da poco: nei primi 12 articoli, la Costituzione si occupa dei principi fondamentali dello Stato mentre, dall’articolo 13 al 54, elenca i vari diritti e i doveri dei cittadini.
Il diritto/dovere al lavoro non è inserito tra questi ultimi ma all’articolo 4, ossia nella prima parte della Costituzione, nella parte dedicata ai principi fondanti della nostra società.
Sembrerebbe fuori contesto, ma ciò – secondo i nostri padri costituenti – doveva servire a sottolineare ancora una volta la centralità del lavoro come condizione essenziale per garantire la giusta funzionalità della democrazia.
Il lavoro come cemento sociale.
Ma anche: il lavoro come dimensione espressiva della nostra umanità.
Lavoro e non sfruttamento (che nella teoria economica marxista significa restituire un compenso inferiore al lavoratore rispetto alla sua produttività). Il lavoro esige un significato netto, preciso. Ha un moto di andata e di duplice ritorno, materiale e immateriale. Soddisfacimento economico per la condizione di essere cittadini inseriti in un sistema e soddisfacimento emozionale per la nostra dimensione umana.
Lo sfruttamento funziona diversamente: richiede un dispendioso moto di andata e restituisce un solo moto di ritorno (a volte neanche quello) che è solamente economico. Lo sfruttamento, legato ud una concezione puramente materialistica del lavoro, è tale perché rispetto alla prestazione del lavoratore non restituisce un soddisfacimento emozionale, negandogli spesso la sua dignità di uomo. Spesso i diritti dei lavoratori sono calpestati, questi perdono la loro umanità e perdendola entrano in un gioco-forza di compromessi col loro datore che finirà sempre per sottrarre loro progressivamente ancora più umanità, ancor più diritti e ancor più denaro.
Lo vediamo benissimo al giorno d’oggi. Mentre la qualità della vita aumenta, i salari di tanti lavoratori sono immobili e diventa difficile persino poter pagare le bollette.
I lavoratori dovrebbero vivere e non sopravvivere, dovrebbero avere diritto alla loro umanità, perché il lavoro dovrebbe nobilitarli e non farli sprofondare in una condizione abietta e meschina.
Il Labor Day è stato storicamente una conquista, che stiamo perdendo nuovamente al giorno d’oggi. Dobbiamo riconquistare una condizione di garantita umanità>; per questo appare indispensabile reclamare la nostra condizione di uomini, di lavoratori, per poter celebrare una vera Festa del Lavoro.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
500mila euro per trasformare un gioiello in un cantiere fantasma. Oggi l’impianto sportivo è fermo, costretto a sbrogliars...