
2021: un’Italia a ferro e fuoco
S’alzano presto all’alba i nuovi soli del mattino e scintillano nell’aria le braci dei fuochi estivi. S’alza ancor presto, oggi, un fuoco che arde e brucia, che urla e strilla. È il 2021 e l’Italia è messa a ferro e fuoco. Sono infatti drammatici gli effetti dei tremendi e vasti incendi che hanno martoriato il nostro paese che come una scintilla in un vecchio cinematografo ha desertificato immense e sconfinate aree italiane.
Dall’inizio dell’anno ad oggi sono più di 150 mila gli ettari di bosco che sono andati a fuoco; numeri esorbitanti, quindi, quelli riportati dell’European Forest Fire Information System (Effis). Un impeto di fuoco, una candela che inspiegabilmente si congiunge ad una metafisica primordiale dá adito ad un turbine di nuvole e rosso, fumo e cenere. Fiamme e disperazione. Un territorio nazionale messo a ferro et foco.
Ma a pagare il prezzo più caro sono le regioni centro-meridionali, vulnerabili in una furia di coriacei attacchi, preda di una del tutto disorganizzata gestione politica che ha del tutto ignorato il problema sopprimendo, addirittura, il corpo della Guardia Forestale che dal 1° Gennaio 2017 è confluita nell’arma dei Carabinieri. È inquietante, ancora, come il 44% dei comuni non abbia poi fatto richiesta per il catasto degli incendi, che garantirebbe un maggior controllo ed una maggiore salvaguardia del territorio.
Un’Italia sola, figlia del fuoco e figlia di nessuno: vive ancora boccheggiando e tira ossigeno dalle camere buie, si lascia ancor prendere troppo dal nulla e dalla poesia. E s’è vero che s’io fosse foco arderei ‘l mondo, troppo ancora viviamo nella nostra stanza al caldo mentre fuori al nostro cielo un quinto del territorio nazionale è a rischio desertificazione, e innanzi a tutte troviamo la regione Sicilia, seguita a ruota da Molise, Puglia, Basilicata e ancora Sardegna, Marche, Emilia Romagna e poi Campania e Lazio.
Nell’assordante panorama moderno, fatto di luci e sangue, fra grattacieli e aziende, una pozzanghera grigia all’insegna della rapidità: lenta ci stritola e stringe la morsa di un cambiamento climatico che senza dare nell’occhio s’appresta a spegnere la musica al centro della balera, lasciando il silenzio fra le povere anime che neanche hanno pagato il biglietto. Tra improvvise piogge e accecanti siccità, sotto i vertiginosi aumenti delle temperature e sferzate di bruschi attacchi di gelo, lentamente, questo compromette il territorio, privandolo delle sue necessarie sostanze organiche, anche a seguito di pratiche agricole troppo intensive.
Ma a questa causa principalis, o strutturale, si uniscono poi altre congiunturali. Sono infatti tanti i fenomeni naturali e antropici, come lo sfruttamento eccessivo delle falde idriche, l’erosione e la siccità. È chiaro che in questo drammatico scenario un peso specifico non indifferente è da attribuire alla mano umana: secondo i dati riportati dai Carabinieri Forestali infatti solo il 2% degli incendi hanno realmente una causa naturale, il resto hanno origine colposa o dolosa.
Stando al rapporto Ecomafia 2021 di Legambiente, nel 2020 tra incendi dolosi, colposi e generici sono andati in fumo 62.623 ettari di superficie boscata e non boscata (+18,3% rispetto al 2019). I reati accertati sono stati 4.233 (+8,1%), 552 le persone denunciate per incendio doloso e colposo (+25,2%), 18 quelle arrestate (+80%), 79 i sequestri effettuati (-29,5%). Dato ancor più preoccupante è dato dal fatto che al primo posto per illeciti troviamo la regione Campania, che da sola rappresenta il 16,7% degli illeciti nazionali.
S’alzano presto all’alba i nuovi soli del giorno, portando con sé cenere e distruzione; rottami fra le braccia ed il caldo che pervade ogni briciolo di vita, raggiungendo picchi storici come in Sicilia con i 48,8° C toccati a Floridia, provincia di Siracusa. Mai così caldo in Europa. S’alzano quindi presto, troppo presto le nuove albe ed i nuovi soli, bruciando forte. S’alzano, s’accalcano e bruciano. Bruciano, e bruciano ancora.
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