
Il comitato norvegese dichiara di aver scelto di assegnare il premio ad Abiy Ahmed Ali “per i suoi sforzi per raggiungere la pace e la cooperazione internazionale e in particolare per la sua decisiva iniziativa per risolvere il conflitto di confine con la vicina Eritrea”.
L’ufficio del primo ministro ha diffuso un comunicato in cui si legge che La decisione è “una testimonianza senza tempo degli ideali di unità, cooperazione e coesistenza reciproca che il premier ha costantemente sostenuto”.
Abiy Ahmed Ali ha assunto la carica di primo ministro etiope il 2 aprile del 2018, nel bel mezzo di una crisi politica e dopo tre anni di rivolte da parte degli oromi (gruppo etnico maggioritario ma marginalizzato, cui appartiene lo stesso) contro l’ex presidente di etnia tigrina.
Fin da subito, Ahmed ha iniziato a far parlare di sé, facendo della pace e della riconciliazione le componenti chiave della sua amministrazione.
A livello nazionale, il Presidente è stato promotore di una serie di riforme politiche ed economiche in Etiopia:
– rimozione dello stato di emergenza;
– amnistia ai prigionieri politici;
– interruzione della censura sui media;
– legalizzazione dei gruppi di opposizione;
– facilitazione della riconciliazione tra gruppi politici;
– denuncia dell’uso della tortura da parte dei servizi di sicurezza e licenziamento dei funzionari carcerari accusati di violazione dei diritti umani;
– miglioramento del ruolo femminile nella vita politica e sociale (ha assegnato il 50% dei ministeri alle donne e per la prima volta il presidente della Repubblica è una donna, così come quello della Corte suprema);
– elezioni libere e giuste.
A livello regionale, invece, ha favorito il riavvicinamento all’Eritrea dopo il conflitto armato combattuto tra il 1998 e il 2000 e mai formalmente concluso.

La guerra tra Etiopia e Eritrea si scatenò per il controllo della città di Badme, località del Corno d’Africa. Le ostilità cominciarono nel 1998, cinque anni dopo l’indipendenza dell’Eritrea (ex colonia italiana). E andarono avanti fino al 2000 quando fu siglato l’Accordo di Algeri, con il quale, sotto l’egida dell’ONU, si decise di assegnare il territorio conteso all’Eritrea. Tuttavia, l’accordo non ebbe i risultati sperati. Infatti, il governo etiope non accettò la decisione, scatenando nuove tensioni fra i due paesi.
Allora, dopo quasi vent’anni, Abiy Ahmed Ali ha compiuto un passo importantissimo, rinunciando finalmente alla zona contesa e sostenendo l’applicazione dell’Accordo di Algeri. Il suo gesto ha reso possibile la ripresa delle relazioni diplomatiche e commerciali con l’Eritrea, anche grazie al braccio teso del dittatore eritreo Isaias Afewerki.
Oltre a questo, il Comitato di Oslo riconosce al premier anche il merito di aver contribuito alla pace e alla stabilità dell’intera regione: ha favorito la ripresa dei rapporti diplomatici fra Eritrea e Gibuti; ha mediato nella disputa ancora in corso fra Kenya e Somalia; ha svolto un ruolo chiave nella crisi in Sudan. Inoltre, ha accolto circa quattro milioni di rifugiati provenienti da diversi paesi africani in conflitto.
Insomma, sicuramente è solo l’inizio. Ma è evidente che Abiy Ahmed Ali con il suo carisma e la sua giovane età rappresentano una vera speranza e un simbolo di riscatto in un continente stremato dai conflitti e da governi corrotti e autocrati.
di Giorgia Scognamiglio
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