
Nonostante alcune battute d’arresto, rappresentate ad esempio dalla persistenza di drammatici conflitti che inevitabilmente colpiscono soprattutto la popolazione civile, o dalle esecuzioni capitali nei paesi in cui è ancora prevista la pena di morte, la cultura dei diritti umani prosegue il suo corso, intrecciandosi con l’impegno delle organizzazioni internazionali per garantire a tutta la popolazione mondiale migliori condizioni di vita.
Ne sono prova due iniziative come gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (2000) e l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile (2015), che integrano la cultura dei diritti umani nel contesto di un impegno globale per il pianeta. In entrambi i documenti sono individuati alcuni obiettivi che gli Stati firmatari (tutti i 193 membri dell’ONU) si sono impegnati a raggiungere entro una data ben precisa (rispettivamente 2015 e 2030).
Tuttavia, mentre il primo documento era rivolto ai paesi “in via di sviluppo”, l’Agenda 2030 ha validità universale perché impegna anche i paesi cosiddetti “sviluppati”. I documenti ufficiali, a partire dal testo della Risoluzione adottata dalle Nazioni Unite il 25 settembre 2015, ci informano che i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 sono incentrati sulle cosiddette 5 P: persone, prosperità, pianeta, pace, partnership.
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