
Cari lettori e lettrici,
Vi ricordate il referendum sulle trivelle del 2016?
Lì, credo, iniziò il tracollo di consensi per l’esecutivo Renzi che, nell’interesse degli affari delle compagnie petrolifere, boicottò letteralmente il referendum ed architettò una potente azione di disinformazione. Fino a giungere al famoso “Ciaone” con cui i dirigenti del Pd salutarono il non quorum referendario e si avviarono clamorosamente verso la sconfitta del 4 dicembre 2016 (questo purtroppo non gli impedisce in questi giorni di rivendicare quella pagina dimostrando di non aver capito neanche la lezione del 4 marzo 2017). Proprio perché le responsabilità del passato ce le ricordiamo bene, sappiamo altrettanto chiaramente che molto si poteva e si può fare per cambiare strada e se non lo si fa si è responsabili fino in fondo politicamente. Sarò chiaro: certamente bloccare le trivelle nei mari e nei territori del nostro Paese era un’emergenza degna di un decreto. Ma non si è fatto in 7 mesi di governo Salvini-Di Maio. Eppure, nel Decreto Emergenze di ottobre scorso si è riusciti ad infilare due bei condoni edilizi, oltre che una norma “spargifanghi”. Non si è fatto nulla per contrastare il mutamento climatico ed uscire dall’era dei fossili.
Insomma, una contraddizione evidente tra il dichiarato e il poi realmente fatto governando, da M5S.
Basta anche nascondersi dietro ai funzionari e alle manine dei ministeri!
Se il governo giallo-verde (anche il Veneto di Zaia si spese moltissimo contro le trivelle
in Adriatico) volesse mantenere fede alla loro promessa elettorale di fermare le
trivellazioni basterebbero tre semplici mosse:
L’ambiente, purtroppo, anche a questo giro è marginale rispetto alle scelte di governo. Questa scelta è miope socialmente, oltre che finanziariamente sbagliata, a inquinare basta qualche minuto, ma le conseguenze socioeconomiche sono spesso non risolvibili e, comunque, con costi altissimi sia sociali che finanziari. In questi anni si è chiesto a gran voce da parte dei territori e dei movimenti una svolta decisa e radicale nel nome del popolo inquinato. Ancora non si vede la volontà politica di una svolta che invece è urgente e necessaria.
Tic-tac, tic-tac… il tempo passa inesorabilmente.
Quei 12 anni che mancano al disastro climatico irreversibile sono già cominciati. Ora sono già 11 anni e 11 mesi…
Non dimentichiamolo mai.
di Roberto Braibanti
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