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Amore e parole unica eredità: il racconto di Matteo Marchiani, giovane poeta errante

Fernanda Esposito
Fernanda EspositoRedazione Informare
5 dicembre 20215 min di lettura

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Amore e parole unica eredità: il racconto di Matteo Marchiani, giovane poeta errante

L’intervista al giovane poeta incontrato per caso a fine stagione su una spiaggia del nostro litorale (Castel Volturno), ha inizio al tramonto. Il momento migliore per parlare di “Ephemeridae”. Matteo Marchiani è un giovane laureato in lettere moderne e italianistica, appassionato di letteratura e poesia, che tra le dolci colline romagnole ha dato vita alla sua prima raccolta di poesie.  

“Ephemeridae”, un titolo ricercato: ci spieghi cosa significa? 

«Il titolo è nato in modo spontaneo: Ephemeridae è una grande famiglia di insetti, al cui interno figurano alcune specie che sono rinomate per l’incredibile brevità della loro esistenza: mentre per uscire dall’uovo possono impiegarci quasi un anno, la loro vita da adulti dura appena un’ora e mezza. Per dirla tutta, non troppo diversamente da noi, che allo specchio della relatività universale e dei tempi cosmici non siamo che piccoli battiti d’ali, destinati a spegnerci nell’atto stesso della nascita».  

Come si fa a cogliere e descrivere la metamorfosi continua di tutto? 

«Credo che dipenda da quale punto di vista si vuole osservare la realtà: al giorno d’oggi siamo abituati a guardare il mondo con gli occhi della scienza, e dunque la metamorfosi del mondo ci viene spiegata attraverso il come e ormai sembra non interessarci più di tanto il perché. Ecco, allora alla tua domanda rispondo: con la poesia. O meglio, con la letteratura: perché, mentre la scienza pensa a descrivere l’aspetto delle metamorfosi, solo la letteratura può dare un significato a quel complesso di trasformazioni che, sebbene sia soltanto una finzione, sa parlare di noi meglio della realtà stessa». 

Le parole usate come pennelli e colori, diceva Pablo Picasso. Matteo tu che colori hai usato per scrivere il tuo primo libro di poesie? 

«I colori, così come le note musicali, sono il risultato di variazioni – di lunghezza d’onda in radiazioni di luce, o di frequenza in vibrazioni di suono – e non a caso, sia per i colori che per le note, si parla di “tono” o “tonalità”».  

Ma di che cosa parliamo quando parliamo di parole? Quali sono le variazioni che ne definiscono una sfumatura, un timbro, un riflesso? 

«Credo che siano i ricordi, i nostri, e quelli di tutta l’umanità; gli stessi ricordi che definiscono il nostro sistema di pensiero individuale, la nostra identità, la nostra esistenza. O meglio, forse, il dono stesso del linguaggio e la sua infinita capacità di creare significati». 

Che tipo di poesia è la tua? 

«Non so se si può parlare di un “tipo”: ci sono milioni di volti in quel libro, così come ci sono milioni di volti dentro ognuno di noi. Forse è più corretto dire che l’hanno scritto diverse parti di me stesso. Sono voci diverse che combattono per essere ascoltate, e dare così un significato alla loro intrinseca caducità». 

Come è iniziata la tua passione per la poesia? 

«La mia passione è nata attraverso le righe di Montale e Baudelaire, di Hikmet e della Szymborska, righe che mi hanno letteralmente catturato nella trama della loro scrittura, da cui non sono ancora riuscito ad uscire – da cui ho trovato soltanto altre trame in cui perdermi ancora di più». 

Cosa rappresenta per te la poesia? 

«Per me la poesia è un urlo – come quello di Ginsberg – che il poeta lancia contro la nudità dell’esistenza. È il grido inascoltato che si perde nella notte, di un neonato senza protezione. È il canto dell’uomo felice, il pianto dell’uomo triste, il pensiero del folle e del saggio, la manifestazione di ciò che ci rende umani: la comunicazione». 

Quali progetti hai per il futuro? 

«Oltre all’insegnamento nelle scuole, che ritengo importantissimo, al momento sto lavorando con un mio caro amico ad un progetto, che vorrebbe vedere la nascita di una piccola casa editrice indipendente: Gnek Treq Edizioni. Dunque, la mia più grande aspirazione è semplicemente vivere con le parole, per dare un valore a tutte quelle che sono state versate e per migliorare tutte quelle che dovranno essere pronunciate; perché le parole sono ciò che ci definiscono, sono preziose e devono essere difese, custodite, e amate; perché amore e parole sono la nostra unica eredità». 

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