
L’intervista al giovane poeta incontrato per caso a fine stagione su una spiaggia del nostro litorale (Castel Volturno), ha inizio al tramonto. Il momento migliore per parlare di “Ephemeridae”. Matteo Marchiani è un giovane laureato in lettere moderne e italianistica, appassionato di letteratura e poesia, che tra le dolci colline romagnole ha dato vita alla sua prima raccolta di poesie.
«Il titolo è nato in modo spontaneo: Ephemeridae è una grande famiglia di insetti, al cui interno figurano alcune specie che sono rinomate per l’incredibile brevità della loro esistenza: mentre per uscire dall’uovo possono impiegarci quasi un anno, la loro vita da adulti dura appena un’ora e mezza. Per dirla tutta, non troppo diversamente da noi, che allo specchio della relatività universale e dei tempi cosmici non siamo che piccoli battiti d’ali, destinati a spegnerci nell’atto stesso della nascita».
«Credo che dipenda da quale punto di vista si vuole osservare la realtà: al giorno d’oggi siamo abituati a guardare il mondo con gli occhi della scienza, e dunque la metamorfosi del mondo ci viene spiegata attraverso il come e ormai sembra non interessarci più di tanto il perché. Ecco, allora alla tua domanda rispondo: con la poesia. O meglio, con la letteratura: perché, mentre la scienza pensa a descrivere l’aspetto delle metamorfosi, solo la letteratura può dare un significato a quel complesso di trasformazioni che, sebbene sia soltanto una finzione, sa parlare di noi meglio della realtà stessa».
«I colori, così come le note musicali, sono il risultato di variazioni – di lunghezza d’onda in radiazioni di luce, o di frequenza in vibrazioni di suono – e non a caso, sia per i colori che per le note, si parla di “tono” o “tonalità”».
«Credo che siano i ricordi, i nostri, e quelli di tutta l’umanità; gli stessi ricordi che definiscono il nostro sistema di pensiero individuale, la nostra identità, la nostra esistenza. O meglio, forse, il dono stesso del linguaggio e la sua infinita capacità di creare significati».
«Non so se si può parlare di un “tipo”: ci sono milioni di volti in quel libro, così come ci sono milioni di volti dentro ognuno di noi. Forse è più corretto dire che l’hanno scritto diverse parti di me stesso. Sono voci diverse che combattono per essere ascoltate, e dare così un significato alla loro intrinseca caducità».
«La mia passione è nata attraverso le righe di Montale e Baudelaire, di Hikmet e della Szymborska, righe che mi hanno letteralmente catturato nella trama della loro scrittura, da cui non sono ancora riuscito ad uscire – da cui ho trovato soltanto altre trame in cui perdermi ancora di più».
«Per me la poesia è un urlo – come quello di Ginsberg – che il poeta lancia contro la nudità dell’esistenza. È il grido inascoltato che si perde nella notte, di un neonato senza protezione. È il canto dell’uomo felice, il pianto dell’uomo triste, il pensiero del folle e del saggio, la manifestazione di ciò che ci rende umani: la comunicazione».
«Oltre all’insegnamento nelle scuole, che ritengo importantissimo, al momento sto lavorando con un mio caro amico ad un progetto, che vorrebbe vedere la nascita di una piccola casa editrice indipendente: Gnek Treq Edizioni. Dunque, la mia più grande aspirazione è semplicemente vivere con le parole, per dare un valore a tutte quelle che sono state versate e per migliorare tutte quelle che dovranno essere pronunciate; perché le parole sono ciò che ci definiscono, sono preziose e devono essere difese, custodite, e amate; perché amore e parole sono la nostra unica eredità».
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
500mila euro per trasformare un gioiello in un cantiere fantasma. Oggi l’impianto sportivo è fermo, costretto a sbrogliars...