
La donna ha subito la condanna più pesante della storia del regno thailandese per lesa maestà. Le sarebbe potuta andare anche peggio, visto che gli 87 anni iniziali sono stati dimezzati solo perché ha confessato di aver commesso il “reato“. Se non ci saranno modifiche in appello, Anchan tornerà in cella, dove era già stata tra il 2015 e il 2018. L’ultimo caso cosi eclatante di lesa maestà fu di un venditore ambulante, che allora prese 35 anni di condanna.
I commenti critici sono stati pubblicati su Facebook nel 2014, e non erano rivolti verso l’attuale monarca, ma a suo padre: Rama IX Bhumibol Adulyadej, deceduto nel 2016. Nel 2014, infatti, in Thailandia ci fu un colpo di stato da parte dell’esercito guidato dal generale Prayuth Chan-ocha contro un governo legittimamente eletto
Anchan ha detto queste parole ai giudici per confessare quello che aveva fatto :“Ho pensato che fosse una cosa da niente. C’erano tante persone che hanno condiviso quel contenuto e l’hanno ascoltato. Quindi non ci ho davvero pensato e non ero abbastanza attenta da rendermi conto che non era appropriato.”
Già l’anno scorso l’articolo 112 era stato la causa di varie proteste. Molti esponenti dei diritti umani e studenti si sono battuti in piazza contro questa legge ed altri privilegi della corona. Infatti dallo scorso novembre ci sono stati molti arresti tra giovani dissidenti, almeno 50, in attesa di giudizio o in carcere. Tra questi 50 ci sono due giovani leader che avrebbero alzato il dito medio al passaggio del corteo reale, quindi sono accusati di minacce fisiche alla regina. Per loro potrebbe andare anche peggio di Anchan.
Sunai Phasuk di Human Rights ha detto :“E’ un verdetto che invia un segnale inquietante per dire che non solo le critiche alla monarchia non saranno tollerate, ma verranno anche severamente punite”.
di Federico Fiore
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