
In seguito all’approvazione unanime alla Camera della legge contro il finanziamento delle mine antipersona, delle munizioni e delle submunizioni a grappolo, Emergency ha voluto esprimere la propria soddisfazione. Rossella Miccio, presidente dell’associazione, ha ribadito l’importanza di questo traguardo che “istituisce meccanismi di controllo e verifica, dettando scadenze di attuazione e stabilendo sanzioni in caso di inosservanza”.
Già 20 anni fa, il compianto Gino Strada parlò delle conseguenze disastrose di queste mine sui bambini in Afghanistan, e non solo. E, ad oggi, alcune grandi potenze mondiali come gli USA, la Cina e Russia, non hanno ripudiato la fabbricazione di questi ordigni. Miccio, infatti, ha ribadito quanto sia importante disincentivare i finanziamenti delle “cluster bombs” e come la legge approvata alla Camera sia un buon punto di partenza, nonostante “la strada da percorrere è ancora molta”.
Nel 2020, il Landmine Monitoring ha parlato di come il mondo si stia avviando verso un futuro libero dalle mine, anche se in molti paesi vengono ideati bombe improvvisate dai gruppi armati. In paesi come l’Afghanistan, la Libia e la Colombia, numerose sono state le vittime di questi ordigni, circa 5554 nel 2019, composto dal 43% di bambini.
Il Cluster Munition, invece, nel suo report del 2021 ha denunciato l’uso delle munizioni a grappolo, tra l’agosto 2020 e il luglio 2021, in Siria e nella regione del Nagorno-Karabakh. Nonostante si ritenga che i dati siano sottostimati, nel solo 2020 queste armi hanno ucciso 107 persone e ferito altre 242.
Emergency è impegnata nelle zone maggiormente colpite dalle “cluster bombs”: in Afghanistan, ad esempio, ha garantito cure per 61.000 vittime di armi da fuoco e 7000 vittime di mine, circa 4 persone al giorno. Di questi, circa il 40% dei feriti erano donne o bambini. In Iraq, invece, l’Ong offre protesi e cure riabilitative alle persone che hanno sofferto amputazioni, in seguito alle esplosioni degli ordigni. Basti pensare che, solo nel periodo gennaio-settembre 2021, l’associazione ha assistito 502 pazienti iracheni.
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