
Ogni anno, da aprile a settembre, l’ARPAC – “Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania” – effettua fino a 2.500 prelievi su circa 480 chilometri di costa per stilare un report sulla qualità delle acque e su quanto esse siano balneabili.
I tecnici ARPAC Lucio De Maio ed Emma Lionetti hanno illustrato i dettagli di quanto emerso dagli ultimi monitoraggi in un articolo pubblicato sul sito del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente.
Nell’arco dell’ultimo anno si è registrata una lieve flessione delle acque classificate come “eccellenti” (dal 90% all’88%). Di conseguenza, c’è stato un incremento delle acque classificate come “buone” (dal 4% al 5%) e “sufficienti” (dal 3% al 4%). Le acque campane, dunque, risultano balneabili per il 97%. Resta al 3% la parte di costa considerata “scarsa” e, dunque, non balneabile.
«La quantità dei dati a disposizione di cittadini e operatori che ben illustrano la qualità del mare campano è il frutto del lavoro dei tecnici dei dipartimenti delle tre province costiere e della UO Mare, struttura peculiare dell’ARPA Campania che coordina le attività a livello regionale, assicurando l’omogeneità dell’azione svolta dai tre dipartimenti provinciali coinvolti e ogni adempimento normativo a supporto delle competenze della Regione, oltre a gestire la flotta dei mezzi nautici che effettuano le attività di ispezione e prelievi in mare», ha commentato il Direttore Generale ARPAC Stefano Sorvino.
«Il sistema di controlli pienamente in linea con la normativa di settore delinea un quadro ampiamente positivo e ormai sostanzialmente stabile da cinque anni. Allo stesso tempo, sono sotto osservazione le residue criticità, sia quelle strutturali che quelle episodiche. Criticità che per fortuna riguardano una parte minoritaria del litorale regionale».
Come detto, nonostante sia ottimo il risultato del 97% delle acque classificabili come balneabili, c’è stata una lieve diminuzione in quelle classificate come “eccellenti”. «Hanno contribuito a ciò – spiega il dirigente della UO Mare, Lucio De Maio – gli eventi piovosi, di breve durata ma intensi, verificatisi nell’arco dell’estate 2021. Questi hanno messo localmente in crisi la rete delle acque pluviali in cui spesso sono convogliate anche le acque fognarie, nei sistemi cosiddetti “misti”. In caso di intense piogge, i tubi di “troppo pieno” possono così scaricare direttamente in mare le acque fognarie, bypassando i sistemi di depurazione. Ciò può portare a fenomeni di contaminazione temporanea di alcune porzioni di mare. Tuttavia, i controlli non hanno mancato di evidenziare questi fenomeni, consentendo di adottare divieti temporanei di balneazione».
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