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Ascolto - Oltre la giornata contro l'omotransfobia

Redazione Informare
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18 maggio 20216 min di lettura

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Ascolto - Oltre la giornata contro l'omotransfobia

Ieri si è celebrata la Giornata mondiale contro l’omolesbobitransfobia. Non ho voluto fare un articolo perché sono successe alcune cose sulle quali ho ritenuto fosse necessario riflettere.

La prima è stata il messaggio del nostro capo dello stato, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. In una nota ufficiale Mattarella afferma: “La Giornata internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia è l’occasione per ribadire il rifiuto assoluto di ogni forma di discriminazione e di intolleranza e, dunque, per riaffermare la centralità del principio di uguaglianza sancito dalla nostra Costituzione e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea”.

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La seconda è stato un dibattito trasmesso sul sito di Repubblica sulla legge Zan tra i direttori di Repubblica, Espresso, e Stampa. Tutti bravi giornalisti, per carità, degli stessi giornali di centro tutti uguali, e tutti maschi etero cis. La puntata di Porta a Porta, dove tutti gli invitati e anche Vespa davano addosso ad Alessandro Zan con le peggiori fake news, era più inclusiva.

La terza è il post di Giorgia Meloni, fresca di best-seller autobiografico, che si dice contro le discriminazioni, dicendo che l’Italia non deve finire come i paesi del Medio Oriente. E, neanche a farlo apposta, Fratelli d’Italia scavalca PD e 5Stelle (i maggiori sponsor del DDL Zan) per diventare secondo partito del paese secondo diversi sondaggi.

Non servirebbe a nulla rinfacciarle un doppiogioco da campagna elettorale sulla base del fatto che Polonia e Ungheria sono messe come il Medio Oriente. O sulla base del fatto che con una mano lei (e tutto il centrodestra) twitta a difesa della nostra comunità e con l’altra vota contro il DDL Zan in Parlamento.

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No, invece voglio porvi un dato. Secondo il Report ILGA-EU, ben 187 sono stati i casi di discriminazione contro persone LGBT+ segnalati in Italia. Il 10% del reale, tipicamente tutto il resto è sommerso dalla paura delle ritorsioni e dell’indifferenza delle forze dell’ordine. Dati faziosi, si potrebbe dire. Dove sono i dati del Ministero dell’Interno? Dei carabinieri? Della polizia?

Non ci sono. Non esiste un osservatorio statale dedicato, se non l’instancabile lavoro delle numerosissime associazioni. Questo perché se mi (o vi) aggrediscono per la vostra identità di genere, per il vostro orientamento sessuale, o per la vostra espressione di genere (per esempio: portare o meno un foulard, l’orecchino, i capelli tinti, o lo smalto colorato), è tutto categorizzato come futili motivi. Ma futili motivi, è dare un pugno a chi ti ha rovesciato la birra addosso.

Se a far scattare l’aggressione, fisica o verbale che sia, è la semplice esistenza di qualcuno, quello è un crimine d’odio, esattamente come lo è nel caso di una persona ebrea o di colore, per la Legge Mancino. Il DDL Zan si propone nulla più che estendere queste tutele alle persone autistiche, disabili, queer, e alle donne. Si propone di creare uno scudo verso le categorie più colpite dal mobbing, dal bullismo, dai licenziamenti ingiustificati.

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Ma nessuno lo dice, a parte quelle stesse associazioni e pochi instancabili politici e politiche come Alessandro Zan e Vladimir Luxuria. Si parla di ‘gender’, e la stessa Meloni ha detto di non sapere cos’è anche se vi tuona contro. Si parla di famiglie e di genitori che devono per forza essere mamma e papà, come nei nuovi documenti emessi da Salvini quando era Ministero dell’Interno. Ma questo non colpisce solo le famiglie omogenitoriali, colpisce i genitori single o vedovi, i bambini orfani cresciuti dai nonni, dagli zii. E ovviamente, quella che è una legge contro misoginia, abilismo, neurotipismo, discriminazioni per genere e orientamento sessuale (sì, anche gli etero e i cisgender sono protetti, infatti) diventa la legge contro ‘l’omofobia’.

E questo è naturale che succeda, finché il massimo che Mediaset voglia concedere è Tommaso Zorzi e nemmeno più Cecchi Paone. Finché a parlare sono sempre le stesse persone etero e cis (e spesso maschi) degli stessi giornali, e non noi. È come se io volessi sostituirmi a Roberto Saviano pretendendo di parlare di camorra meglio di lui.

E nel frattempo noi, le persone colpite e di rado ascoltate, che facciamo? Si va alle manifestazioni, ai raduni, si firmano petizioni, si sostengono economicamente associazione dedicate. Si cerca di creare da soli ciò per cui il DDL Zan prevedrebbe 4 milioni annui, ossia un’istruzione, un cambiamento nella cultura. Portare tutte le nostre voci, che siamo gay, bisessuali, lesbiche, trans, nonbinary, intersex, asessuali, a quante più persone possibili. Eravamo in diecimila solo a piazza del Popolo, a Roma, sabato 15, pur alternati a gruppi di 2000.

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Ognuno di noi può raggiungere qualche amico, qualche membro della famiglia, se ci va bene. Non è paragonabile a quello che potrebbero fare corsi dedicati nelle scuole: potrebbero finalmente creare una vera cultura del rispetto, così forte da un giorno non aver più bisogno di deterrenti punitivi, pur minimi, come il DDL Zan stesso.

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Vi prego, se un tema vi interessa, andate oltre ciò che vi dice il vostro politico di riferimento. Parlatene con chi ne è parte, chi lo vive. Informatevi, prendete posizione, perché un giorno ad essere colpiti saranno i vostri amici, i vostri fratelli, sorelle, figli, cugine. Ce l’ha fatta anche Mattarella, il più democristiano di tutti, a capirlo.

di Lorenzo La Bella

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Magazine mensile, gratuito, di promozione culturale edito dal "Centro Studi Officina Volturno", associazione di legalità operante in campo ambientale, sociale e culturale.

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