
Da lunedì si riapriranno le porte della villa confiscata alla mafia, per intensificare la campagna vaccinale. Siamo nel comune ennese di Barrafranca, zona arancione per i tanti contagi.
La villa lussuosa di mille e duecento metri quadrati confiscata nel 2006 e assegnata al comune, dove viveva Raffaele Bevilacqua, condannato all’ergastolo per omicidio, tra pochi giorni diventerà un hub vaccinale, anche in adesione all’esigenza manifestata dalla Regione Sicilia di intensificare il piano vaccinale, previo screening della popolazione che ancora non ha ricevuto nessuna dose.
Dallo studio delle risultanze è emerso uno scenario di relazioni e connivenze tra i vertici dell’amministrazione comunale e la storica famiglia dei Bevilacqua, che di fatto continuava a condizionare la gestione della cosa pubblica orientandola a fini privati e illeciti. Invero, è emersa l’inerzia dell’Amministrazione comunale e dei funzionari incaricati nella gestione dell’immobile e nella stesura della documentazione essenziale alla realizzazione del progetto Casa di Accoglienza per donne vittime di violenza, nonostante fossero stati addirittura portati a termine i lavori di ristrutturazione il 28 aprile 2016, con una spesa di € 600.000,00, sostenuta con accesso a fondi pubblici.
Il Prefetto di Enna, fin dal primo momento, ha agevolato un’intesa con Istituzioni e operatori del Terzo Settore per riconvertire a fini leciti l’impiego dell’immobile confiscato. Così, in attesa della pubblicazione del bando per la destinazione a fini sociali del bene, le presenze istituzionali hanno fortemente voluto destinare momentaneamente il bene ad un centro vaccinale proprio in un momento di emergenza per il comune di Barrafranca.
di Grazia Sposito
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