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Bellezza e fragilità nella vita di tutte le donne.

Grazia Sposito
Grazia SpositoRedazione Informare
8 marzo 20216 min di lettura

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Bellezza e fragilità nella vita di tutte le donne.

Una donna può e deve amarsi nonostante una condizione fisica, affinché essa non rappresenti un ostacolo, ma una sfida da superare ogni giorno per sentirsi sempre fiera di sé. Per poter rompere ogni santo giorno gli stereotipi e valorizzare ogni sua bellezza. Dobbiamo riconoscere il meglio in ogni bellezza femminile, con gli occhi di un bambino che riesce sempre a guardare Oltre. Essere donna CON disabilità non significa essere una “persona migliore”.

Non siamo angeli, non siamo sempre felici e non siamo nemmeno sempre buoni. La disabilità è una caratteristica come lo sono gli occhi a mandorla o i capelli rossi tutti ricci. Non siamo nemmeno persone speciali, o eroine. Siamo DONNE che come tutti vivono e affrontano la vita come meglio possono. Non cerchiamo pietismi, ma braccia forti che facendo un lavoro di squadra ci aiutano a demolire ogni ostacolo che troviamo lungo il nostro percorso. Una donna rimane donna in ogni caso e non esiste carrozzina che possa portarle via le sue caratteristiche, le sue forme e tutto ciò che disegna la sua immagine e la sua personalità. In questa giornata, dedicata alla festa della donna, ho voluto regalarvi il mio pensiero sulla bellezza e fragilità di ogni donna; portando anche la mia testimonianza essendo una donna con disabilità. Tuttavia prima di tutto sono una DONNA. Quando passeggio per strada o sono in fila ad un supermercato colgo lo sguardo dei passanti che mi fissano mentre cammino. Mi guardano i piedi e il mio modo di ondeggiare la testa, sperando di trovare lì le loro risposte. Io li seguo, con la coda dell’occhio, immaginando cosa frulla in quel momento nella loro testa.

Quando ero adolescente c’era un po’ di masochismo in questa scelta, mi arrabbiavo, ci rimanevo male, a volte anche per un intero pomeriggio. Poi ho iniziato a capirli. A comprendere che in fondo è anche giusto che guardino, che si abituino al fatto che esistono semplicemente modi diversi di camminare ed esistono diversi modi mostrarsi con il proprio fisico da donna. Forse arriverà un giorno che la smetteranno di guardare con quell’aria mista di stupore e sorpresa. Io mi sono sempre sentita una donna, in verità ci ho messo del tempo, ma nello scorrere dei miei anni più cupi ho imparato ad accettarmi. Mi sono sentita sempre una donna, anche non riuscendo a camminare su dei tacchi, anche se poche volte nella vita ho indossato una gonna. Ho saputo sempre scherzare con le mie amiche, senza cercare giustificazioni nell’indossare sempre scarpe comode e basse, che siano abbastanza robuste all’altezza del tallone. Me l’ha insegnato la donna che è mia madre, fin da quando ero piccola ed entravamo in un negozio di calzature e chiedevamo alla commessa quel specifico modello di scarpe. Ma superati quegli anni da ragazzina ribelle e molte volte incazzata con il mondo, ho capito che la vera bellezza di una donna non risiede in un vestito all’ultima moda. Ho iniziato a capire che la vera essenza dell’essere donna va al di là di quei piedi storti come mazze da hockey, o la parte del nostro cervello più fragile, ma di un cuore libero che si faccia amare. Oltre a quegli occhi pieni di stupore e bocca spalancata per un minimo di tre minuti, ho avuto anche la fortuna d’incontrare occhi che sono riusciti  a vedere quel tipo di bellezza che madre natura m’ha dato in maniera discordante che va oltre il mio aspetto fisico; la grazia, l’empatica, la sensibilità.

Ma si fermano a guardare e farti una radiografia a raggi x a quel corpo pieno di imperfezioni, aggravando nella loro testa addirittura la tua stessa disabilità. Anche non essendo medici, fisioterapisti o neurologi. Un giorno mi sono chiesta: la femminilità si esprime solo attraverso quell’involucro esterno che chiamiamo corpo ? Dipende tutto da un paio di tacchi, da un vestito, da uno spacco? Ho sempre preferito la comodità all’apparenza e non solo per ragioni funzionali. Semplicemente non me ne fregava niente di sforzarmi di essere come non sono. Ho capito che la sicurezza dipende da ciò che hai dentro, da una femminilità molto più sottile e raffinata di quella che siamo abituati a vedere sugli schermi e sulle riviste. Dobbiamo pretendere a non dare per scontato che chi si trova accanto  ad un disabile debba essere necessariamente il badante o un genitore o un fratello/sorella. I disabili sono persone e come tali provano sentimenti, come l’amore. Colui che sta al suo fianco può essere il suo compagno o suo marito. Possono anche essere lesbiche o trans. Chiediamo e abbiamo solo il bisogno di sentirci amate, attraenti, desiderate e se la vostra mente è troppo impegnata a giudicare una sedia a rotelle o un modo un po’ incerto di camminare, il limite è solo vostro, perché ci sono donne che si sentono bellissime nonostante la loro condizione fisica. E, partiamo dal principio io non sono una DONNA CON  DISABILITA’, sono una DONNA punto. La disabilità non caratterizza una persona. Io NON sono Grazia con una disabilità, IO SONO GRAZIA.

Sul mio cammino, e anche perché mi piace raccontare storie di vita di donne forti, di donne guerriere che non hanno mai avuto paura di gridare il forte desiderio di sentirsi libere ed integrate all’intero di un contesto sociale che le voleva sbattere fuori: ho incontrato donne straordinarie che non hanno permesso alla propria disabilità di vivere al posto loro. Compiendo scelte di vita, facendo progetti:  come mettersi in gioco nel lavoro o dare alla luce dei figli, per educare al rispetto ed alla valorizzazione, in una reinterpretazione creativa di una maternità che avrebbe una ragione in più per compiersi. È anche in questo modo che si trasformino in un emblema di bellezza non convenzionale. Femminilità, che non significa solo essere femmina nella sua accezione stereotipata, ma appartenere all’universo femminile spiritualmente e fisicamente, nel modo che è più congeniale, senza limiti o imposizioni che escludano, come accade oggi, in tanti ambiti. Sentirsi libere prima di tutto nella mente: nessun tipo di disabilità deve impedire ad una donna di essere quella che si sente dentro, perché quando gli ostacoli sono nella testa la strada sarà sbarrata.
In fondo sono contenta di essere una donna. Poche settimane fa, finalmente una donna disabile, una persona con un corpo veramente non conforme, è ritratta sulla copertina di una delle riviste femminili più famose d’Italia, Donna Moderna. Sofia Righetti che da anni lotta contro la mentalità abilista ovvero di quell’atteggiamento discriminatorio nei confronti delle persone con disabilità; in un post su facebook scrive: “Abbiamo vinto, abbiamo vinto tutto questo!.”

Buon festa della Donna a tutte. Ma soprattutto alle donne forti, che ogni giorno combattono tutti i piccoli e grandi ostacoli della vita. Vittime di violenze e pregiudizi.

 di Grazia Sposito

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