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Bielorussia, continua la lotta per la democrazia

Marco Polli
Marco PolliRedazione Informare
10 ottobre 20205 min di lettura

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Bielorussia, continua la lotta per la democrazia

Tutto ha avuto inizio domenica 9 agosto, il giorno delle elezioni presidenziali in Bielorussia: il presidente Alexander Lukashenko ottiene il suo sesto mandato con una vittoria schiacciante. Il giorno successivo la TV sponsorizzata dal governo comunica che Lukashenko è stato confermato con l’80,23% dei voti e per le strade di Minsk scoppia il caos.

I bielorussi non ci stanno e si mobilitano per manifestare il loro dissenso: il presidente per tutta risposta militarizza la città. Le proteste in strada, nelle fabbriche e nelle università vanno avanti ininterrottamente da due mesi, oppositori politici, giornalisti indipendenti vengono arrestati o costretti a lasciare il Paese. È questo lo scenario bielorusso nel 2020, dove non c’è nessuna traccia di democrazia.

https://www.youtube.com/watch?v=5OJa2kFBBFk&ab_channel=%D0%9D%D0%BE%D0%B2%D1%8B%D0%B9%D1%80%D1%8D%D0%BF%2FNR

Ma per capire meglio lo scenario è necessario fare un passo indietro.
Alexander Lukashenko è in carica dal 1994 (prima elezione democratica della Repubblica bielorussa) e da sempre è sostenuto da Vladimir Putin. Già nel 1996, dopo essere stato accusato da 70 membri del Parlamento bielorusso (su 110) di aver violato la Costituzione, Lukashenko riuscì ad organizzare un referendum per estendere il proprio mandato di Presidente da 5 a 7 anni e a cacciare 89 deputati definiti “sleali” dal parlamento.

In occasione del suo secondo e terzo mandato, rispettivamente nel 2001 e nel 2006, la stessa OCSE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) affermò in entrambi i casi che la rielezione fosse avvenuta in modo non conforme agli standard internazionali per i diritti umani. Nonostante le manifestazioni dei cittadini in favore degli oppositori, Lukashenko uscì vincitore anche nelle elezioni presidenziali del 2010 e del 2015.

A partire dal mese di maggio di quest’anno, in piena corsa verso le elezioni del 9 agosto, due dei principali oppositori del Presidente sono stati arrestati. Si tratta di Sergei Tikhanovsky, blogger e youtuber di grande influenza all’interno del Paese (arrestato per aver partecipato ad una protesta), e Viktor Babaryko, banchiere (arrestato con l’accusa di frode fiscale). Quest’ultimo, secondo alcuni sondaggi non autorizzati aveva più del 50 per cento dei consensi. Un terzo candidato, l’imprenditore Valery Tsepkalo, è stato costretto a lasciare il Paese per evitare la stessa sorte.

È in questo contesto che sono scese in campo le mogli di due leader messi fuori gioco e la direttrice della campagna elettorale di un terzo, per continuare la battaglia intrapresa. Veronika Tsepkalo, Svetlana Tikhanovskaya e Maria Kolesnikova, tre donne coraggiose che, supportate dal popolo bielorusso, si sono schierate contro un Presidente che in precedenza ha affermato che “la nostra costituzione non è fatta per una donna, e la società non è abbastanza matura perché una donna diventi presidente”.
Un segnale forte, accolto con entusiasmo: al loro comizio a Minsk oltre 60.000 persone.

Tsepkalo-Tikhanovskaya-e-Kolesnikova
Tsepkalo-Tikhanovskaya-e-Kolesnikova
Veronika Tsepkalo, Svetlana Tikhanovskaya e Maria Kolesnikova.

Le manifestazioni popolari, iniziate nel mese di maggio, avevano l’intento di contestare la corruzione del governo e le scarse misure di sicurezza messe in atto per contrastare la pandemia di Covid-19. Sin da subito le forze dell’ordine hanno agito con violenza e arresti: ad oggi si contano cinque morti, oltre 300 feriti e 10.000 arrestati.

Police is brutally arresting peaceful protesters. Footage is from an hour ago near Royal Plaza skyscraper #Belarus #Minsk #BelarusElection #BelarusProtest #BelarusFreedom pic.twitter.com/XA7nqWLsVY

— NowBelarus (@NowBelarus) October 4, 2020

Il sistema di repressione orchestrato da Lukashenko ha reso difficile la vita delle tre donne simbolo di questa battaglia. Svetlana Tikhanovskaya è stata costretta a fuggire in Lituania nelle ore successive al risultato delle elezioni. Così come Veronika Tsepkalo, rifugiatasi in Polonia. Maria Kolesnikova è stata invece arrestata, o meglio rapita, da alcuni uomini incappucciati e portata via in un furgone. Pochi giorni dopo il suo avvocato ha fatto sapere che si trovava in un centro di detenzione di Minsk, incarcerata con l’accusa di tentato colpo di stato.
In un contesto di totale repressione, anche i mezzi di informazione ritenuti scomodi sono stati messi a tacere.

Nel giorno delle elezioni ed in quelli successivi Lukashenko ha bloccato internet in gran parte del Paese e fatto disabilitare le app più popolari, nel tentativo di boicottare il coordinamento delle proteste.
Tuttavia, Telegram (servizio di messaggistica istantanea) ha ricoperto un ruolo chiave nell’organizzazione delle manifestazioni e nella diffusione di foto e video. Canali come Nexta Live hanno permesso la comunicazione di informazioni da parte degli oppositori, oltre che far arrivare le notizie anche oltre i confini della Bielorussia.

Il creatore di Nexta è Stepan Putilo, un 22enne che inevitabilmente è diventato uno dei volti più noti della mobilitazione contro il governo di Lukashenko. Il canale Telegram al momento conta oltre due milioni di iscritti e rappresenta la prima fonte di informazione indipendente del Paese.

Lo scorso 24 settembre è arrivata la tanto attesa decisione dell’Unione Europea, che ha affermato di non riconoscere il risultato delle elezioni. Il sesto mandato di Lukashenko manca di «legittimità democratica» e non rispecchia «la volontà di gran parte della popolazione bielorussa, espressa in numerose proteste pacifiche e senza precedenti dopo le elezioni». Sono state chieste, inoltre, nuove elezioni inclusive e trasparenti.

Intanto, le manifestazioni pacifiche contro il regime di Lukashenko continuano. Il Presidente non mostra segni di apertura e rimane al suo posto. Nelle strade invece i cittadini bielorussi chiedono libertà e nuove elezioni, per voltare pagina verso un futuro migliore.

di Marco Polli

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  • #Bielorussia
  • #Kolesnikova
  • #Lukasenko
  • #Tikhanovskaya
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Marco Polli
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