
Il grande scrittore e intellettuale di lingua slovena di Trieste, Boris Pahor, è morto all’età di 108 anni il 30 maggio 2022.
Nato a Trieste nel 1913, sotto l’impero asburgico, Pahor fu deportato durante l’occupazione tedesca. Oggi è considerato il più importante scrittore sloveno con cittadinanza italiana e una delle voci più significative della tragedia della deportazione nei lager nazisti raccontata nella sua opera “Necropoli”, ma anche delle discriminazioni contro la minoranza slovena a Trieste durante il regime fascista.
Quando aveva sette anni fu testimone dell’incendio del Narodni Dom la casa della cultura slovena distrutta per mano fascista. Fiamme che non smisero mai di bruciare nella sua anima.
Proprio in occasione dell’incontro tra i capi di stato italiano e sloveno per la restituzione alla minoranza slovena del Narodni Dom, il 13 luglio 2020, Pahor ricevette una doppia onorificenza italiana e slovena. “Le dedico a tutti i morti che ho conosciuto nel campo di concentramento e alle vittime del nazifascismo e della dittatura comunista”, disse Pahor.
Necropoli è la sua opera più nota. Scritta nel 1967 venne tradotta in italiano nel 1997 e solo nel 2008 uscì presso un editore di statura nazionale. Una trentina sono i libri scritti dall’intellettuale e tradotti in decine di lingue. Tra i suoi lavori vanno ricordati “Il rogo del porto” “Qui è proibito parlare” e “Piazza Oberdan” tutti volumi che narrano la condizione degli sloveni in Italia durante il Ventennio fascista. Tutti scritti perché non si perda la memoria e affinchè la storia non sia passata invano.
I funerali si terranno martedì 7 giugno nel cimitero di Sant’Anna a Trieste alle ore 11:00.
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