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Ambiente

Brucia ancora: per la Procura l’ambiente casertano è ancora contaminato

Antonio Casaccio
Antonio CasaccioRedazione Informare
3 dicembre 20176 min di lettura

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Indice (2)

  • 1Il caso “Ilside”
  • 2La Regione apre un occhio

Il 25 ottobre 2017 scorso la Procura di Santa Maria Capua Vetere ha consegnato alla Commissione Parlamentare Ecomafie una relazione di trenta pagine in cui viene delineato uno scenario “gravissimo” per il territorio Casertano. Nell’esposto vengono soprattutto tirate le somme dei provvedimenti di bonifica territoriale effettuati fino ad ora e delle condizioni in cui riversano le cave, i siti di smaltimento e i depuratori di acque reflue.

“La Provincia di Caserta presenta situazioni di degrado ambientale gravissime, causate dagli smaltimenti illegali di rifiuti speciali pericolosi e non, con conseguenti danni ambientali, peraltro non ancora quantificabili”.

Queste sono le parole usate dalla Procura di Santa Maria C.V. per descrivere la situazione ambientale nel Casertano, una zona che riversa ancora in uno stato di completo abbandono, dove ai danni lasciati dalla “Terra dei Fuochi” vengono sommati, secondo La Procura, i continui “abbandoni indiscriminati di rifiuti speciali, anche pericolosi” , ai quali spesso viene dato fuoco creando così un danno ambientale di notevoli proporzioni. Ma non solo: la relazione chiude uno dei suoi primi periodi affermando che l’illegalità diffusa amplia lo scenario di degrado di questa terra.

La relazione continua e con essa sembrano prendere forma quei vecchi vizi in cui il sistema politico campano non riesce a non cadere. L’ARPAC, afferma la Procura, ha fatto emergere diverse lacune riguardo la carenza di normative regionali per gli scarichi che provengono dai comuni con meno di 2000 abitanti. Il decreto legislativo 152/2006 assegna alla Regione il compito di regolare gli scarichi di questi comuni, ed effettivamente molte Regioni si sono date da fare. Non la Campania, la quale attualmente non deliberato né norme né un piano che possa affrontare fatalmente il disagio. Ciò può sembrare irrilevante se si va a pensare che si tratta unicamente di comuni con meno di 2000 abitanti, ma la verità è che questa défaillance normativa porta all’autoregolamentazione “ed in molti casi si è verificata l’apertura dell’impianto di depurazione per i quali poi nel prosieguo è mancata una adeguata manutenzione stante l’impossibilità del comune di piccole dimensioni si accollarsi i relativi costi. Ciò ha comportato il deterioramento di tali opere e lo sperpero di denaro pubblico.”

Proseguendo la lettura della relazione emerge un caso drammatico riguardante i sistemi di depurazione nelle aree della Provincia di Caserta: in diverse aree ASI mancano del tutto impianti centralizzati di depurazione dei reflui. Il problema ancora più grave si vede nel comune di Marcianise (CE), dove la mancanza della rete di depurazione induce le aziende a scaricare direttamente nel depuratore scarti industriali non previamente trattati dall’azienda.

 

Il caso “Ilside”

I membri dell’organismo d’inchiesta della Procura hanno sostenuto nelle scorse settimane un sopralluogo presso l’ex impianto di lavorazione dei rifiuti dell’Ilside, un luogo che in estate ha visto continui roghi tossici prendere il sopravvento per giorni. In quest’area, afferma la Procura, sono presenti 4.500 tonnellate di rifiuti, di cui 1.500 di rifiuti urbani e speciali e 3.000 di rifiuti combusti. Il vero problema di quest’area è che non è ancora stata bonificata né messa in sicurezza, ciò significa che il problema contaminazione di questa zona è preoccupante, sia per l’elevatissimo numero di rifiuti al suo interno, sia per la continua tossicità che questi provocano al terreno. A causa di ciò sono state iscritte al registro degli indagati 5 persone, compreso il sindaco di Bellona, Filippo Abate.

I siti contaminati o parzialmente contaminati, che rientrano solo ed esclusivamente nella competenza di questa Procura, sono 10: discarica di Calvi Risorta Area ex Pozzi / Iplave; discarica di So.Ge.Ri. in località Bortolotto; discarica Lo Uttaro e Area Vasta – Caserta; nuova discarica Maruzzella (ed. Maruzzella 3) nel Comune di San Tammaro; discarica Parco Saurino con annesso sito di trasferenza in S. Maria La Fossa (CE); discarica Ferrandelle – Santa Maria La Fossa (CE); cava in fossa c.d. Masseria Monti, sita in Maddalena; inquinamento di n. 22 pozzi siti nelle particelle di terreno limitrofe all’ex stabilimento della Nokia Solution and Network S.p.A., ubicato in Marcianise; cava Cesque, sita in Falciano del Massico (CE); impianto di smaltimento di rifiuti solidi urbani denominato “TLSTOE”, sito nel Comune di Bellona (CE).

 

La Regione apre un occhio

Considerato il profondo disagio ambientale in cui riversa attualmente il territorio campano, il 27 luglio del 2017 De Luca firma, insieme al prefetto di Napoli Carmela Pagano, il protocollo d’intesa “Terra dei Fuochi”. Quest’ultimo prevede l’attuazione del famoso piano da 40 milioni di euro per il contrasto dell’abbandono illegale di rifiuti e dei roghi dolosi in Campania. I dati di contesto di questo piano-salvezza sono più allarmanti che rassicuranti, di fatti è pur vero che il numero di incendi dal 2012 ad oggi si è praticamente dimezzato, ma costituisce verità anche l’imponente richiesta dei Comuni d’intervenire in quei territori ridotti a discariche ed addirittura nel piano viene menzionato il parere dei Vigili del Fuoco, i quali affermano vi sia “urgente necessità di rafforzare ogni tipo di azione, tanto sul versante della prevenzione e della repressione del fenomeno, quanto su quello della rimozione dei rifiuti dal territorio e della dissuasione.”. La fase operativa del piano, per cui sono stati stanziati 40 milioni di euro, categorizza gli interventi in Azioni quali: sale operative presso presidi dedicati, rilevamento dei rifiuti abbandonati, spegnimento roghi, rimozione e trasporto rifiuti abbandonati e realizzazione di centri di raccolta e primo trattamento. Nelle sub-azione è esplicata l’istituzione di un Pronto intervento di spegnimento, ed è molto interessante notare come molti dei fondi stanziati per il piano siano destinati al sistema di monitoraggio anche tramite nuove tecnologie come i droni. Certo, i dubbi che sorgono sono molteplici, soprattutto se si va ad analizzare quella che è stata l’evoluzione legislativa riguardante la Terra dei Fuochi dal 2014 ad ora: numerose norme, ma il disagio pare per ora esclusivamente ammortizzato. Tra l’altro le falle più evidenti nei veri piani per la difesa dell’ambiente campano sono stati proprio quelle rilegate alla videosorveglianza, entrata sì in funzione, ma molte volte rivelatasi completamente inefficace. Insomma: la situazione è che successivamente alla legge statale n.6/2014, la legge regionale n.20/2013, svariati piani e manovre di emergenza, ci ritroviamo alle porte del 2018 con una situazione ambientale disastrata nel territorio Casertano, con misure di bonifica ancora ferme e a fare il conto di siti ancora contaminati o parzialmente contaminati. Di pari passo per ora il “Piano delle azioni per il contrasto al fenomeno dell’abbandono di rifiuti e dei roghi dolosi in Campania 2017-2018” sembra non essere in buona parte ancora operativo seppur grondante di manovre necessarie a questa Terra libera e condannata.

di Antonio Casaccio

 

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  • #Brucia ancora
  • #ecomafie
  • #la Procura
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