
Una delle conseguenze dirette del conflitto russo in Ucraina è stato l’aumento spropositato del prezzo del carburante. La benzina, ad esempio, non raggiungeva questi prezzi dal 2008. Ovviamente, il caro carburante va ad impattare notevolmente sull’economia delle famiglie, già particolarmente debilitata dall’aumento delle bollette a gennaio.
La benzina ormai è schizzata sopra i 2 euro al litro, mentre il diesel segue a ruota attorno al 1,9 euro al litro. Questi costi, ovviamente, tengono conto del self-service, mentre col ‘servito’ si raggiungono prezzi ancora più esorbitanti. In poco più di dieci giorni dall’inizio del conflitto, il prezzo del diesel e della benzina è aumentato di circa 0.20/0.30 centesimi al litro.
L’aumento degli ultimi mesi è stato del 25%, ma potrebbe non essere finito. L’ascesa è iniziata ad agosto 2021, quando il barile ha guadagnato oltre il 50% del suo valore. Con la ripartenza del traffico aereo e l’allentamento delle restrizioni, infatti, la domanda giornaliera è quella di 100 milioni di barili al giorno, rispetto ai 91 del 2020.
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