
Negli ultimi anni sono sempre più le scuole che stanno adottando la Carriera Alias. Questa misura prevede l’attivazione di un percorso che consente alle persone transgender di ottenere un profilo burocratico alternativo, riconoscendogli il loro nuovo nome e non più quello di nascita – chiamato per questo ‘deadname’ – letteralmente nome morto. Così il nuovo nome viene a sostituire quello precedente in tutti i documenti ufficiali di uno studente o una studentessa, permettendo di agevolare, sia socialmente che psicologicamente il processo di transizione dal proprio sesso biologico al genere “elettivo” in cui ci si rispecchia.
Ma l’Alias non si ferma a questo. Oltre al nome lo studente può concordare con la scuola la scelta del bagno o lo spogliatoio che preferisce. È qui che avvengono principalmente atti di bullismo legati al sesso e al genere. La Carriera Alias permette così di superare certe forme di discriminazione che corrono tra i corridoi delle scuole ma anche nelle aule delle università. Secondo Universitrans – progetto che cura la mappatura in tutto il paese delle università che offrono il profilo burocratico alternativo – sono circa 32 gli atenei pubblici che hanno approvato la Carriera Alias, su un totale di 68. Poche decine, invece, le scuole superiori. Infatti il Ministero dell’Istruzione non ha regolamentato l’introduzione di questo percorso, perciò ogni scuola si trova a doverlo attivare in autonomia attraverso il Consiglio d’Istituto. Rallentandone così l’introduzione.
Nonostante i dati non siano incoraggianti, sono centinaia le scuole dove studenti e studentesse lottano senza tregua per ottenere questo diritto. In Campania, l’ultimo istituto scolastico ad aver adottato questa misura è il liceo De Bottis di Torre del Greco. «Sappiamo bene che le scuole dovrebbero rimuovere ogni ostacolo» ci spiega Michela Ambrosino, rappresentante degli studenti del De Bottis: «Le barriere non sono solo economiche, ma anche sociali. Perciò tutti gli studenti dovrebbero avere la possibilità di esprimersi come vogliono». Michela ci mostra tanti documenti: scritti a mano, stampati, sottolineati, appuntati. Approfondite ricerche tra leggi e norme. Il lavoro dei rappresentanti del liceo e del collettivo studentesco è stato meticoloso: «È importante far sapere che per far sì che si attivi la Carriera Alias non c’è bisogno di alcuna certificazione medica o psicologica – aggiunge Michela – perché nel 2018 l’OMS ha finalmente rimosso la transessualità dalla lista delle malattie mentali».
Quindi, serve davvero la Carriera Alias nei luoghi d’istruzione? A questa domanda potrebbe risponderci bene la 4°H del Liceo Giambattista Vico di Napoli, che lo scorso anno ha iniziato una lunga battaglia in seguito ad un grave episodio di discriminazione. «Ero con un mio compagno di classe transgender – racconta Giovanni d’Andrea, studente del Vico – che già da un anno utilizzava il bagno del genere in cui si rispecchiava. D’improvviso è sopraggiunta una collaboratrice scolastica che gli ha chiesto perché si trovasse nel bagno “sbagliato”, quello dei maschi e non quello delle donne, rivolgendosi a lui con i pronomi sbagliati. Ho provato a far ragionare la bidella, ma ha detto che era suo dovere avvisare la preside perché se fosse accaduto qualcosa nei bagni la responsabilità sarebbe stata sua. Peccato che la situazione era ben diversa, parliamo di una persona che aveva la semplice necessità di andare nel bagno dei maschi».
«Dopo questo fatto – continua Giovanni, che nel mentre era tornato in classe – non abbiamo visto il nostro compagno per un po’. Ci ha spiegato tutto la sera: la preside gli aveva detto che la scuola avrebbe accettato la sua condizione da studente transessuale, ma non avrebbe dovuto “sbandierarlo” in giro. Inoltre la preside l’aveva invitato ad usare il bagno delle donne, perché la sua presenza nel bagno dei maschi sarebbe stata un disagio. E se avesse voluto usare quello delle donne, l’avrebbero dovuto prima sgomberare».
Gli studenti napoletani sanno bene cos’è successo dopo l’accaduto. L’allora 3°H, oggi al quarto anno, iniziò uno sciopero bianco durato diversi giorni, portando avanti diverse richieste alla scuola. Tra queste, conferenze di sensibilizzazione e formazione sull’identità di genere, un incontro con la preside e soprattutto l’attivazione immediata della Carriera Alias. La loro pagina Instagram in poco tempo raggiunse centinaia di migliaia di persone in tutta Italia, raccogliendo il sostegno di centinaia di realtà sociali e collettivi studenteschi e portando la vicenda su importanti media nazionali.
Nonostante avessimo contattato più volte la presidenza dell’istituto per un intervento in merito alla questione, non ci è stata fornita alcuna risposta.
«Il comportamento prepotente della presidenza non è cambiato» dice Giovanni: «E sulle Carriere Alias siamo ancora in una fase di stallo perché la scuola si aggrappa ad un cavillo legale: il rischio di falso in atto pubblico. Ma questo cavillo scuole come il Ripetta di Roma o il Caccioppoli di Napoli lo hanno superato. Perciò noi continueremo con le nostrE richieste». Quella della 4° H del Liceo Vico è la storia di una lotta per i diritti che continua tutt’oggi e non vuole fermarsi, ma è soprattutto un grande esempio di solidarietà.
A sensibilizzare società e studenti vi sono decine di strutture che chiedono inclusione ed uguaglianza. Una di queste è Antinoo Arcigay, attiva sul territorio napoletano e campano. Sua presidente è Daniela Lourdes Falanga, donna transgender che lotta da una vita per il riconoscimento dei diritti della comunità LGBT+. Lei è entusiasta della Carriera Alias, perché «determina la differenza tra una scuola responsabile, aperta e non esclusiva e uno spazio di formazione in cui la cultura non passa per il diritto fondamentale alla libertà e all’autodeterminazione».
Assieme a gruppi come l’Associazione Pride di Torre Annunziata e il consultorio per persone transgender e non binarie InConTra, Daniela promuove anche iniziative di emancipazione rivolte proprio agli istituti scolastici. E lancia un messaggio: «È fondamentale che i giovani e le giovani persone transgender comprendano che non bisogna arrendersi, e dove una richiesta rivendicativa di libertà e dignità passi inascoltata o negata, dove non si struttura una manifestazione democratica collettiva, rivolgersi alle associazioni LGBT+ per avvalorare il diritto ad una istruzione sana e senza impedimento».
Ad avanzare nelle scuole e università, oggi, non è solo la Carriera Alias. Avanza anche un nuovo modo di pensare e vivere gli spazi di aggregazione, istruzione e crescita. È questa la meglio gioventù, che dal passato raccoglie i migliori valori di solidarietà, uguaglianza e inclusione, e assalta il futuro con la rabbia nel cuore e la gioia negli occhi. Per rivendicare, finalmente, il diritto di essere.
Di Ciro Giso
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