
“L’aumento del costo delle materie prime si è fatto sentire, è inutile negarlo o sottovalutare il problema. Per forza di cose anche noi abbiamo dovuto aumentare il prezzo del pane al kg e tutte le volte dobbiamo spiegare alla gente, i clienti, le nostre ragioni, i motivi di questi aumenti che sfuggono alle nostre logiche e alle nostre scelte imprenditoriali, non dipendono certo da noi.” – ci spiega il vulcanico panificatore di via Cedronio – “Questa crisi la combattiamo come facciamo sempre e cioè lavorando ancora più duramente e cercando di venire incontro alle esigenze del popolo. È arrivato, però, il momento che le istituzioni vengano incontro alle nostre di esigenze perché siamo sempre noi piccoli produttori a farne le spese.”.
La crisi del pane ha, quindi, colpito anche lui ma non lo ha certo abbattuto ma, anzi, è deciso più che mai a proseguire sulla propria strada fatta di passione e tradizione:
” A Napoli la panificazione è rimasta quella tradizionale, qui abbiamo una cultura gastronomica del tutto differente da quella, ad esempio, del Nord dove il pane è ‘un di più’, da noi è un bene primario, è l’essenza dell’alimentazione e quindi un pezzo di pane deve avere un prezzo contenuto. Per questo qui, rispetto ad altri luoghi dove la panificazione ha cambiato orientamento e si è scelto di lavorare su farine integrali e sperimentali, resiste la tradizione e lo farà ancora per molto, almeno nei quartieri popolari. Il pane è il cibo del popolo e dove stare così come è sempre stato.”.
di Fabio de Rienzo
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