
Nel 1492 Cristoforo Colombo decise di raggiungere le Indie usufruendo di una via alternativa, pensò che per arrivare a destinazione non serviva necessariamente spingersi verso est, ma che considerando la sfericità della Terra, navigando in direzione opposta sarebbe riuscito ugualmente ad attraccare sulle rive asiatiche. Un ragionamento che non avrebbe fatto una piega, o almeno così era parso all’epoca, dato che non si era a conoscenza della presenza dell’America, il continente chiamato in questo modo in onore di Amerigo Vespucci che pochi anni dopo lo sbarco di Colombo decise di intraprendere lo stesso cammino, ma comprese che si trattava di una nuova terra ancora inesplorata.
Come tutti sappiamo, gli europei fecero a gara per colonizzarla e appropriarsi delle ricchezze minerarie, depredando con la forza una terra sovrabbondante di pietre preziose, e uccidendo i nativi o schiavizzandoli per coltivare le piantagioni o lavorare nelle miniere. Gli indigeni, a seguito di un mutamento ideologico della chiesa cattolica, iniziarono a godere di diritti e furono trattati con pari dignità dei colonizzatori. Nacque un problema, dove prendere nuova forza lavoro.
Si optò per l’importazione di schiavi africani, il numero di vittime in questione non è certo, gli studiosi sono molto discordi, in linea generale si aggira attorno ai 10 milioni di uomini, deportazione che per dimensioni è seconda solo alla tratta araba. Molti di loro non arrivarono nemmeno in America e non mancarono gli atti razziali. Anni terribili che terminarono nel 1865, il 18 dicembre entrò in vigore il tredicesimo emendamento che pose fine alla schiavitù negli Stati Uniti. Benché nella maggior parte dei paesi nel mondo la schiavitù sia tutt’oggi abolita, esiste un commercio lucrativo da ben 150 miliardi di dollari statunitensi che si basa sulla tratta degli esseri umani.
La tratta di esseri umani è illegale anche se il soggetto in questione è consenziente. Le vittime possono essere sfruttate a livello sessuale, per lavoro coatto come lo sfruttamento domestico, costrizione a commettere reati, prelievo e traffico di organi. Queste povere persone vengono continuamente minacciate tramite violenza fisica nonché psichica e vengono trattate come semplice merce. Ai succubi di tali vessazioni vengono sottratti i documenti di viaggio e il denaro guadagnato. Persone con situazioni economiche critiche, senza lavoro, prive di istruzione, che migrano in cerca di un futuro migliore cadono facilmente nelle grinfie di questi carnefici. Costoro possono lavorare in maniera autonoma o dare vita a vere e proprie reti criminali fondate da gruppi familiari o etnici. La fragilità statale, la migrazione irregolare e contesti poco sicuri come scenari di guerra si offrono come principali cause della tratta. I soldi ricavati spesso vengono utilizzati per finanziare confitti armati o estremismo violento. Secondo l’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) sono 25 milioni le vittime del lavoro forzato, di cui 4,8 milioni sono sfruttate sessualmente. Rientrano in queste cifre anche i “bimbi soldato” usati per scopi bellici e attentati, e le donne cui utero diviene strumento dedito alla vendita illegale di bambini.
L’OIM (Organizzazione internazionale per le migrazioni) stima che siano 7’000 i nuovi casi di tratta ogni anno. Il Rapporto globale UNODC 2020 sulla tratta di persone è il quinto del suo genere commissionato dall’Assemblea generale attraverso il Piano d’azione globale delle Nazioni Unite 2010 per combattere la tratta di persone. Le informazioni al suo interno interessano 148 paesi. Nel 2018 il 46% delle vittime erano donne, il 19% ragazze minorenni, il 20% erano uomini, e in percentuale minore troviamo i ragazzi minorenni, con una percentuale del 15%.
Per contrastare questo fenomeno sono fondamentali una costante informazione e una buona sensibilizzazione. Essendo le donne che migrano le principali perseguitate sarebbe opportuno, inoltre, aprire maggiori centri di accoglienza. La libertà personale si interrompe nel momento in cui va a ledere quella altrui, ognuno nasce con eguale dignità e stessi diritti umani, è compito di ogni cittadino, nonché dello stato che ci governa, che ciò venga rispettato. Solo insieme possiamo fare la differenza. Nessuno merita di divenire un oggetto e di essere sfruttato in questo modo!
di Roberto Sorrentini
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