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Comune di Sant'Antimo: la storia da un altro punto di vista

Redazione Informare
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22 maggio 20214 min di lettura

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Comune di Sant'Antimo: la storia da un altro punto di vista

Proviamo a leggere la storia recente del Comune di Sant’Antimo da un altro punto di vista rispetto a quello tradizionale della droga, delle bombe e vediamo se qualche lato oscuro si illumina. Proviamola a leggere dal punto di vista del commercio e della crisi del nostro territorio.

Sant’Antimo è il paese più povero per reddito pro capite della provincia di Napoli. La zona industriale è stata oggetto di una cementificazione selvaggia attraverso la quale la camorra ha riciclato nel mattone i proventi delle attività illegali. Il corso principale, via Roma, è stato privato della sua vocazione commerciale a favore della zona del centro commerciale il Molino e dell’Appia.

Sono poche le attività storiche che ancora resistono, tante le serrande abbassate da tempo. La crisi generale degli ultimi anni ha poi fatto il resto, favorendo il riciclaggio della camorra del denaro in tante attività presenti a Sant’Antimo, tanto è vero che la magistratura e la Guardia di Finanza più che dei clienti senza scontrini si sono dovute occupare degli scontrini senza clienti.

Le mani sulla città, ecco. I giornali dovrebbero svenarsi se dessero una royality a Francesco Rosi per tutte le volte che i titolisti hanno usato “Le mani sulla città”, scrivendo di Sant’Antimo, ma la ripetitività dei titoli svela, in realtà, la profondità e il radicamento del fenomeno criminale a Sant’Antimo.

La camorra, infatti, investe massicciamente nelle attività presenti nel comune di Sant’Antimo. Negli ultimi anni sono decine le interdittive antimafia che hanno riguardato le imprese santantimesi. Secondo la procura di Napoli, inoltre, il boss Pasquale Puca sarebbe stato socio occulto delle principali attività del comune di Sant’Antimo, come il centro commerciale Il Molino, che oggi è sotto il controllo di un amministratore giudiziario.

È notizia di pochi giorni fa che l’amministratore giudiziario del centro commerciale Il Molino ha incontrato i commissari, che reggono il comune di Sant’Antimo a seguito dello scioglimento dell’amministrazione per infiltrazioni camorristiche, in merito alla questione dei tributi non pagati da parte di alcuni titolari di attività commerciali presenti all’interno della struttura.

A seguito di questo incontro si sta procedendo, da parte degli uffici preposti, a ricostruire l’importo delle somme dovute all’Ente e alla redazione di un piano di recupero delle stesse. Il comandante della polizia locale, Giovanni Forgione, è da giorni impegnato in questa attività di accertamento e di notifica al fine di recuperare nel minor tempo possibile le somme dovute al Comune.

Ad onor del vero, da anni i revisori dei conti segnalano una situazione economico-finanziaria del comune molto grave, per la progressiva diminuzione della capacità di riscossione delle entrate comunali e la quasi totale assenza di iniziative volte al contrasto dei fenomeni di evasione tributaria. Insomma, un rapporto del Comune coi tributi e la loro riscossione che definire malato è un eufemismo, caratterizzato, peraltro, da una confusione assoluta, che certamente non ha giovato. La Corte dei Conti nel 2016  scrisse sulla questione una relazione impietosa, che però avrebbe potuto rappresentare un punto di forza, uno stimolo al cambiamento. Invece, niente.

La notizia della evasione della Tari da parte di alcune attività commerciali presenti all’interno del Molino permette di capire cosa è accaduto in questi anni nel Comune di Sant’Antimo. Le attività localizzate nella galleria commerciale, non essendo salassate dalla Tari, hanno goduto di una situazione di vantaggio rispetto alle altre e, ironia della sorte, hanno goduto persino di un puntuale servizio di raccolta rifiuti. Se a questo si aggiunge il fatto che l’economia legale è stata letteralmente inquinata da attività che potevano contare sugli investimenti di capitali di provenienza illegale della criminalità organizzata, è possibile rendersi conto del tipo di concorrenza che da anni subiscono le imprese con tradizione storica nel territorio santantimese.

La commissione prefettizia è al lavoro per cercare di ristabilire la fiducia della gente nelle istituzioni e nei servizi che il comune deve garantire, avendo riguardo soprattutto a semplificare con norme e tariffe regolari ed esatte, tutte quelle che sono le tasse e i tributi da pagare.

Ma non è un compito facile in una città che da troppo tempo si sforza di essere diversa dalla Cesaropoli descritta dai media, che la comunità santantimese, in buona parte, percepisce in modo persecutorio. Il rischio, però, è che l’energia contro certe semplificazioni, si sostituisca alla necessaria forza per un processo di risanamento della città dove, innegabilmente la camorra c’è. E dove, altrettanto innegabilmente, c’è un’evasione che coinvolge cittadini, imprese e grandi attività commerciali.

di Domenico Cacciapuoti

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