
Dopo 21 giorni dall’inizio del conflitto in Ucraina, la Russia ha fallito il suo tentativo di guerra-lampo. Le truppe avanzano in maniera lenta, soprattutto perché limitate dalla resistenza ucraina. Per dare una svolta definitiva, Putin ha deciso di chiamare alle armi i “volontari” siriani. La Siria di Assad, infatti, è storicamente legata alla Russia, poiché da sempre la confederazione di Putin ha cercato uno sbocco sul Mediterraneo, trovandolo nel paese mediorientale. Grazie ai nostri contatti in Siria, nelle aree liberate, siamo venuti a conoscenza delle promesse che il governo russo starebbe avanzando nei confronti dei miliziani siriani pronti ad essere coinvolti al fronte ucraino; la conferma ufficiale di tali indiscrezioni sarebbe l’ennesimo orrore commesso da Putin in questa guerra.
Già qualche giorno fa il Ministero della Difesa russo, Serghei Shoigu, aveva annunciato il reclutamento di “volontari” siriani, pronti per partire alla volta dell’Ucraina. L’Osservatorio nazionale dei diritti umani ha parlato di circa 40mila reclutati siriani nelle file russe. Le fonti locali precisano che ancora nessun foreign fighter ha lasciato il paese levantino, ma che il numero di coloro disposti a combattere al fianco dei soldati russi cresce di giorno in giorno.
La cosa fondamentale da sottolineare è che questi non sono volontari, bensì sono stati convinti dalle promesse e dai privilegi offerti loro dal governo russo. Facendo leva sulla situazione economica e sociale in cui riversa la Siria, Putin ha quindi trovato un modo per arricchire ulteriormente il proprio esercito.
Il regime siriano ha dato istruzioni precise su come arruolarsi e sugli eventuali privilegi che questa scelta potrà comportare. In particolare, sulla stampa siriana si legge che:
“Per chi desideri arruolarsi come volontario al fianco delle forze russe in Ucraina ci sono le seguenti informazioni:
Gli osservatori precisano che attualmente l’arruolamento è in corso a Damasco e Aleppo, tramite varie strutture governative collegate al partito Baath, da anni al potere in Siria e legato al governo russo.
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