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Consulta: bocciato anche Referendum sulla Cannabis

Gianrenzo Orbassano
Gianrenzo OrbassanoRedazione Informare
17 febbraio 20223 min di lettura

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Consulta: bocciato anche Referendum sulla Cannabis

Indice (3)

  • 1Corte Costituzionale: bocciato anche il Referendum sulla depenalizzazione della coltivazione della cannabis
  • 2Dichiarazioni dei promotori: Riccardo Magi (+Europa), Marco Cappato (Ass. Coscioni) e Marco Perduca (Com. Promotore)
  • 3Il quesito referendario nel dettaglio

Corte Costituzionale: bocciato anche il Referendum sulla depenalizzazione della coltivazione della cannabis

Soltanto l’altro ieri sera la Consulta ha dichiarato l’inammissibilità del quesito sull’eutanasia. Le motivazioni ricadono sulla mancata preservazione della tutela minima – costituzionalmente necessaria – della vita umana. Ieri in conferenza stampa, il Presidente della Consulta Giuliano Amato ha comunicato il verdetto sui restanti tre: sì a voto avvocati su magistrati, no a cannabis e responsabilità civile dei giudici.

In seguito, la dichiarazione del Presidente della Consulta Giuliano Amato: “Il referendum non era sulla cannabis, ma sulle sostanze stupefacenti. Si faceva riferimento a sostanze che includono papavero, coca e le cosiddette droghe pesanti. E questo era sufficiente a farci violare obblighi internazionali”. Così si è espresso Amato in conferenza stampa riguardo il referendum sulla cannabis promosso dall’Associazione Luca Coscioni.

Dichiarazioni dei promotori: Riccardo Magi (+Europa), Marco Cappato (Ass. Coscioni) e Marco Perduca (Com. Promotore)

La ricostruzione del Presidente Amato in merito al quesito referendario è stata fortemente contestata dal tesoriere dell’Associazione Coscioni, Marco Cappato, che su Twitter ha dichiarato: “Amato afferma il falso. Non sono stati nemmeno in grado di connettere correttamente i commi della legge sulle droghe. Un errore materiale che cancella il referendum. Non è stato letto correttamente il combinato disposto degli articoli che invece secondo noi riguarda esattamente la cannabis”.

Poco dopo ha replicato anche il presidente del comitato promotore Marco Perduca: “Non c’è stato alcun errore nella formulazione del quesito. Le motivazioni addotte da Amato e le modalità scelte per la comunicazione, sono intollerabili. Il quesito non viola nessuna convenzione internazionale, tanto è vero che la coltivazione è stata decriminalizzata da molti Paesi, ultimo tra questi Malta. Il riferimento del presidente alle tabelle è fattualmente errato, dall’anno della bocciatura della Legge Fini-Giovanardi (2014) il comma 4 è tornato a riferirsi alle condotte del comma 1, comprendendo così la cannabis. La scelta è quindi tecnicamente ignorante ed esposta con tipico linguaggio da convegno proibizionista”.

Anche Riccardo Magi, deputato e presidente di +Europa, è intervenuto nel merito: “Possiamo dire che in questo Paese è impossibile promuovere dei referendum. La Corte costituzionale ha fatto quello che il presidente Amato ha detto pochi giorni fa che non andava fatto, cioè cercare il pelo nell’uovo“.

Il quesito referendario nel dettaglio

Il quesito referendario su cui ieri pomeriggio la Consulta si è espressa, si riferiva al Testo Unico in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope. L’intento era quello di intervenire sulla rilevanza penale e su quella delle sanzioni amministrative. Entrando nel merito del discorso, il quesito era stato votato attraverso l’innovativo strumento della firma digitale durante l’estate scorsa ottenendo e superando il quorum delle 500mila firme.

Il referendum, promosso dall’Associazione Coscioni, Radicali, Meglio legale e da partiti politici tra cui da Potere al Popolo e +Europa, chiedeva la cancellazione del reato di coltivazione della cannabis, eliminando le pene detentive, da due a sei anni, e anche il ritiro della patente. Venivano tolti rilevanza penale e sanzioni amministrative per chi coltiva la cannabis, restavano quelle per chi era accusato di spaccio. Stando alle ultime decisioni su eutanasia e cannabis, i comitati promotori sono intenzionati a giocare la carta del Parlamento sui cui spingere ad una legge apposita.

Tags
  • #corte costituzionale
  • #referendum cannabis
Gianrenzo Orbassano
Redazione Informare

Gianrenzo Orbassano

Laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Salerno, scrittore e aspirante giornalista. Appassionato di musica, poesia e cultura pop. Ama viaggiare e scoprire nuove visioni del mondo, per questo fa e disfa valigie di creatività.

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